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Pescara, 14/04/2026
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Data: 04/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Caos Pdl, due deputati con l'Udc, centrodestra senza maggioranza. Passano D'Ippolito e Bonciani. Storace-choc: vanno fucilati

ROMA - Il big bang. L'esplosione degli schieramenti. Anzi, di uno soltanto: quello della maggioranza di governo. Che ad oggi, nei calcoli virtuali che potrebbero diventare reali nei prossimi giorni, è già diventata minoranza. A farla scendere sotto la soglia fatidica dei 315, strappata con le unghie e con i denti nell'ultimo voto di fiducia, è l'abbandono - ieri - di due deputati berlusconiani approdati all'Udc di Pier Ferdinando Casini. Uno choc, che ha lasciato di sasso Berlusconi e anche Verdini, il quale è sempre più in difficoltà nell'esercizio di quella che finora era stata una sua arte: il ripescaggio dei pesci in fuga. Alessio Bonciani e Ida D'Ippolito: ecco i due azzurri che sono passati sotto le insegne centriste. Lei: «La mia è stata una scelta dolorosa, ma inevitabile. Così non si poteva andare avanti. Il governo è al capolinea. La maggioranza è allo sbando». Lui, il Bonciani, è stato chiamato da Alfano perchè evitasse l'addio, ma non poteva essere trattenuto in nessun modo perchè «la mia sofferenza è antica» e «me ne vado senza intavolare nessuna trattativa».
Ieri Montecitorio - sotto gli occhi esterrefatti di alcuni ministri e sottosegretari di passaggio: «Avete avvertito le famiglie che il governo sta per morire?», dice loro, fingendo di scherzare il deputato Mario Pepe, lealista sempre più sfiduciato come tanti - sembrava un albergo nel quale c'è la rivolta degli occupanti: tutti vogliono cambiare stanza. Gli abbandoni di D'Ippolito e Bonciani, e degli altri che potrebbero fare lo stesso strappo dal Pdl. I traslochi già avvenuti di Santo Versace e di Roberto Antonione. Mimmo Scilipoti, che pareva la roccia incrollabile del tardo-berlusconismo, il quale ieri ha annunciato a sorpresa: «Potrei votare la fiducia o non votarla». I dodici frondisti dell'Hotel Hassler, e i sei firmatari della famosa lettera. I super-fedelissimi alla Paniz («Berlusconi faccia il padre nobile, non sarà più candidato»), Stracquadanio e Bertolini in via di smarcamento dal Cavaliere («Chi furono i primi a tradire don Rodrigo? Furono i suoi bravi», è la battuta non buonista del solito Pepe). Il siciliano Pippo Gianni, del Pid, partitello del ministro Romano, dice alla radio (ma poi minimizza: «Scherzavo») che «all'80 per cento voto contro la misura sul decreto anti-crisi». Il trio Porfidia-Belcastro-Iannaccone, Responsabili o come si chiamano adesso, che passano al gruppo Misto, così si tengono le mani più libere rispetto al governo e possono condizionarlo meglio, trattando di volta in volta i loro sì e minacciando i loro no. Perfino gli ex finiani Ronchi, Urso, Scalia, Buonfiglio dopo essersi riberlusconizzati - a parte Buonfiglio che è area Polverini e già non ha votato la fiducia - hanno deciso di dotarsi di una propria componente e forti di questa collocazione autonoma, che si chiamerà Fare Italia, partecipare in maniera articolata all'attuale fase della politica di governo.
Il puzzle è impazzito. Mentre Gava prende il caffè insieme a l'uomo dei ripescaggi azzurri, che lo ha convocato, Berlusconi e Alfano telefonano a Verdini il quale dice loro che sta con il frondista. Presidente e segretario all'unisono: «Salutaci Gava, molto affettuosamente». Lo scissionista non si fa commuovere. Mentre da fuori, piove una raffica (verbale) di Francesco Storace, tramite Facebook: «Quei deputati che in queste ore cambiano partito mentre Berlusconi è a Cannes per l'Italia, meriterebbero di essere fucilati alla schiena». Il Pd grida all'orrore: «Parole gravissime».
Intanto Berlusconi vede i numeri che scendono (sono a 314, quota per lui terribile). E' deciso comunque a sfidare con il pallottoliere i suoi antichi e nuovi avversari in Parlamento. Ed è partito il pressing sui sei deputati Radicali, per giocare il match alla pari. O quasi. Ma lo smottamento, o almeno il rompete le righe, dentro il centrodestra è tale che ogni conta - e non c'è divanetto del Transatlantico in cui non ce ne sia una in corso - rischia di essere superata continuamente. Ma sempre nel rispetto di una costante: il governo ormai non ha più la maggioranza assoluta dei voti. Il bolognese Giancarlo Mazzuca, che da tempo lamenta la paralisi politica di cui è preda il centrodestra e ha sempre coltivato buoni rapporti con gli amici dell'Udc, ieri veniva dato nel tam tam di Montecitorio in allontanamento dal partitone azzurro. Così come è in fase di profondi pensieri un esponente degli ex Responsabili, Milo. E Scajola? Rieccolo. Meno conciliante rispetto alle ultime dichiarazioni. «Se Berlusconi non può gestire la svolta, si faccia da parte», osserva. E aggiunge: «Non bisogna più pensare a un interesse meschino di parte, siamo sull'orlo di un baratro».
Se Luciano Sardelli ormai è passato all'opposizione, ha il suo gruppo e parla di Berlusconi come il Cavaliere inesistente di Italo Calvino («Ha soltanto un'armatura, con dentro niente»), intorno al divanetto dove siede viene tracciato lo scenario più probabile. La prossima settimana si raccoglieranno le firme per una mozione di sfiducia al governo, cominciando da quelle degli incerti. Così che i numeri si sanno prima e si evita una brutta sorpresa come quella del 14 dicembre di un anno fa.
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