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Data: 05/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
L'Aquila e le tasse da restituire - Chiodi: rinvio delle tasse o lascio. Ultimatum al governo: mi dimetto da commissario se non avrò risposte sull'Aquila

Ho dimostrato che il carico fiscale è insostenibile Non vorrei che ora fossero subentrati altri problemi

PESCARA. Il messaggio lo affida al governo, a Gianni Letta, a Giulio Tremonti, al partito. Le agenzie battono la notizia alle 17,05 accompagnandole con le virgolette riservate ai lanci importanti: «Misure eque sulle tasse o mi dimetto da commissario». A parlare è Gianni Chiodi. È la prima volta che il governatore pronuncia la parola dimissioni. Lo ha fatto ieri al termine di una giornata di trattative senza esito col governo per il rinvio del pagamento delle tasse sospese per l'Aquila. Senza un provvedimento dell'esecutivo, l'Agenzia delle entrate si attiverà a dicembre per incassare in un'unica soluzione le rate relative al 2011 per il recupero delle tasse sospese (quelle successive alla sospensione gli aquilani le stanno già pagando regolarmente). Un salasso da 100 milioni in una botta sola, insostenibile per imprese e famiglie, dicono i sindacati. Un Big bang che orienterà tutta la campagna elettorale per il Comune. E a cascata quella per la Regione.
«Continuo a lavorare senza sosta, facendo la massima pressione sul governo centrale», dice Chiodi, «affinché si possa giungere a una soluzione soddisfacente. Ho portato a Roma la necessaria documentazione per sostenere l'impossibilità di effettuare i pagamenti da parte dei cittadini. Ho dimostrato con i fatti che si tratta di un carico fiscale insostenibile. Ho affrontato l'argomento nei molti incontri avuti con il sottosegretario Letta. Insieme siamo stati dal presidente Berlusconi».
Letta ne avrebbe parlato anche in Consiglio dei Ministri che, sostiene il governatore, «ha espresso una apertura di massima». Poi il sospetto: «Non vorrei che ora fossero subentrati altri problemi. E' una questione di giustizia ed equità sociale. Il Paese non può tirarsi indietro. Non ora».
Chiodi sarà di nuovo a Roma lunedì per strappare una proroga: «Forse già allora ci potrà essere un segnale positivo. Nonostante il tempo non giochi a nostro favore sono ancora fiducioso che la questione si risolva nei termini utili».
Il coordinatore regionale del Pdl Filippo Piccone non fa cenno alle dimissioni minacciate da Chiodi, ma punta l'attenzione sui tempi: «È fondamentale agire in fretta e in modo unitario. Sono fiducioso che ciò possa avvenire, nel frattempo domani pomeriggio (oggi per chi legge, ndr), dopo la riunione di maggioranza dei consiglieri regionali, mi recherò all'Aquila per affrontare la questione con amministratori e associazioni di categoria. Martedì, come già preannunciato, convocherò i parlamentari abruzzesi a Roma. Ne ho già parlato con il presidente Franco Marini».
Si dice favorevole all'incontro il senatore dell'Idv Alfonso Mascitelli, capogruppo nella Commissione Bilancio, che dovrà esaminare il maxiemendamento del governo alla finanziaria. «Il tempo però stringe», spiega il senatore «perché davanti a noi abbiamo soltanto la prossima settimana durante la quale verranno approvati gli emendamenti. Dopo di che il provvedimento, a sentire le dichiarazioni di Berlusconi che chiederà la fiducia, andrà blindato e immodificabile al voto in aula sia del Senato che della Camera». Il problema è individuare la copertura economica per rispettare l'obbligo del pareggio di bilancio. L'Idv, ha depositato entro le ore 18 di ieri, termine di scadenza della presentazione, un emendamento, spiega Mascitelli, «che indica una copertura certa attraverso la riduzione di una agevolazione fiscale di cui godono attualmente banche e assicurazioni. Siamo pronti ad accettare altre soluzioni e proposte di copertura economica, purché non ci si venga a dire che non ci sono soldi e purché sia salvaguardato, non solo per pochi mesi ma per un periodo ragionevole, il sacrosanto diritto degli aquilani ad essere trattati al pari di altre difficili e analoghe situazioni verificatesi in altre regioni».
Anche il gruppo del Pd del Senato ha depositato un emendamento a prima firma Luigi Lusi, sottoscritto anche dai senatori Giovanni Legnini e Franco Marini.
«È il Pd che scrive ciò che faremmo noi se fossimo al governo», precisa Lusi. «Un governo serio, coeso, capace di decidere, fa quello che è giusto fare: pari trattamento fra tutti i cittadini italiani; e allora: restituzione delle imposte sospese a partire dal gennaio del 2014, il tempo minimo perchè la città cominci a rialzarsi; restituzione del 40% del dovuto, esattamente come deciso con legge dello Stato a luglio 2009 per Umbria e Marche; un tempo di restituzione non inferiore a 10 anni, tale da non incidere ulteriormente sulla gravissima crisi economica che sta investendo il nostro Paese e l'Europa. Solo un governo sconsideratamente inadatto alla gravità del momento», conclude Lusi che lancia un appello all'«orgoglio» dei senatori abruzzesi, «può consentire che i lavoratori dipendenti residenti nei comuni del cratere si vedano defalcate le buste paga con importi che vanno da 1.500 a 2.500 euro che in alcuni casi superano lo stesso ammontare netto mensile».
Intanto il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente mobilita la città: «Chiederemo un incontro ufficiale col governo; faremo una prima manifestazione generale con tutta la città martedì 8 alle 15.30 alla villa comunale, in occasione del Consiglio regionale; una seconda manifestazione di tutta la città venerdì 11, animata la mattina dagli studenti, cui chiederemo di partecipare massiccimente, ed il pomeriggio dagli aquilani».

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