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Data: 05/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
L'Aquila e le tasse da restituire - Tutti d'accordo sulla mobilitazione: a rischio il futuro di 300 aziende e di migliaia di famiglie

Il sindaco Cialente annuncia battaglia «Qui siamo in piena emergenza sociale»

Da ieri è attivo il tavolo permanente della protesta, attorno al quale siedono sindacati e forze produttive

L'AQUILA. «Abbandonati e appesi nel vuoto in attesa che qualcuno, prima o poi, tagli la corda». Il sindaco Massimo Cialente vede nero. Il futuro della città e delle sue imprese dipende dalle decisioni che prenderà il governo a Roma. Il sindaco ha deciso di utilizzare il pugno di ferro. D'accordo con lui tutte le sigle sindacali e le organizzazioni di categoria della provincia. Ieri al tavolo della mobilitazione permanente Cialente ha fatto da mediatore tra una cinquantina di persone per arrivare a stabilire le azioni per difendere il diritto degli aquilani ad avere un «trattamento fiscale equo» a quello degli altri popoli terremotati. Al tavolo anche il parlamentare del Pd Giovanni Lolli.
«Il governo non ha capito che questa città non può permettersi di sostenere un esborso simile», ha spiegato Cialente. «Non è in condizione di affrontare il pagamento di oltre 100 milioni di euro, il totale delle tasse sospese dal 6 aprile 2009 al giugno 2010, in 120 rate e al cento per cento». Il sindaco non è solo nella battaglia contro la decisione del governo d'ignorare le richieste dei terremotati. È affiancato dai rappresentanti del mondo sindacale e imprenditoriale dell'Aquila. A loro Cialente ha chiesto di «mettere sul tavolo idee e proposte per stabilire come intervenire per sensibilizzare il governo sulla delicata situazione dell'Aquila». Ma è preoccupato per la «debolezza interna in cui si trova il governo in questo momento». Come dire: per la maggioranza L'Aquila è un problema che passa in secondo piano rispetto al rischio di non mantenere i numeri per continuare a governare. E all'orizzonte si affaccia anche il pericolo che il governo cada. Dunque «bisogna fare presto», ha sottolineato il primo cittadino. «Ieri (giovedì ndr) ho visto il sottosegretario Gianni Letta», ha raccontato ai rappresentanti del tavolo di mobilitazione, «mi ha detto di aver provato a inserire il cosiddetto "pacchetto L'Aquila" nel maxi-emendamento, senza riuscirci». Di qui lo sconforto del sindaco. «C'è un pezzetto d'Italia appeso a una corda. Il resto del Paese non può tagliarla. Deve essere messo al corrente del dramma che gli aquilani si trovano a vivere». La mobilitazione sarà dunque «di massa e permanente. Non so se servirà, ma dobbiamo provarci», ha aggiunto. «In ballo c'è il destino di migliaia di famiglie e imprese. Dal primo novembre stiamo vivendo un incubo perché a fine mese scatteranno le detrazioni fiscali. Ci sono centinaia di pensionati che si vedranno decurtata la pensione, lavoratori che perderanno la tredicesima con la quale notoriamente pagano i mutui. Siamo in piena emergenza sociale», ha azzardato il sindaco. «Oltre 300 aziende sono sull'orlo della chiusura. Per non parlare delle situazioni drammatiche di cui qui in Comune siamo testimoni diretti: tante persone vengono a chiederci aiuto per arrivare a fine mese». In tutto questo, ha sottolineato Cialente, «c'è chi ha una componente di responsabilità notevole». Da pochi minuti il commissario Gianni Chiodi ha minacciato di dimettersi «se il governo non prorogherà le tasse agli aquilani. Una questione», ha detto, «di equità sociale». Cialente ha apprezzato la nuova posizione di Chiodi, ma non è soddisfatto. «Ho un grandissimo rammarico», ha sottolineato, «se si fosse parlato di questo problema a suo tempo, se ci avessero dato ragione quando lanciavamo l'allarme invece di dire di non dare retta a Cialente, avremmo raggiunto l'obiettivo. C'è una componente di responsabilità da parte di chi ha tranquillizzato», ha aggiunto. «In questo momento siamo a un passo dal baratro. Qui tutto è fermo dalla primavera dell'anno scorso. Eccetto la Corte d'Appello la ricostruzione pesante all'Aquila è ferma. E il tessuto economico e sociale è completamente sfaldato».

Parte la mobilitazione al suono delle campane proteste in città e a Roma. Si chiede un trattamento fiscale simile a quello adottato in Umbria e Marche

L'AQUILA. Mobilitazione permanente. Due manifestazioni all'Aquila e una a Roma. Sciopero fiscale. Chiusura dei negozi. E campane che suoneranno in tutto il comprensorio contemporaneamente, martedì alle 17, come si faceva ancora cinquant'anni fa per chiamare a raccolta tutta la popolazione contro un pericolo imminente.
Sono le misure stabilite ieri nel corso del tavolo permanente che riunisce sindacati e associazioni di categoria dell' Aquila con un obiettivo comune: ottenere dal governo una soluzione alla questione delle tasse. Giovedì sera l'amara sorpresa: il «pacchetto L'Aquila» è rimasto fuori dal maxi-emendamento alla legge di stabilità approvato dal governo. Nemmeno una misura sul rinvio delle tasse. Ci sono ora dieci giorni di tempo - fino al 14-15 novembre, quando verrà votata la fiducia alla maggioranza - per far cambiare idea al governo. Da ieri sera è, dunque, «mobilitazione permanente».
NERO-VERDE. Una mobilitazione nero-verde: i colori della città. Accantonata la campagna elettorale, il primo cittadino ha convocato ora «l'intera classe dirigente ed economica della città. Sarà guerra fino a quando il governo non ci darà delle risposte», ha detto.
GLI OBIETTIVI. Due ore di riunione fitte fitte per mettere a punto una strategia d'attacco e convincere il governo. Uno: a concedere una proroga di 6 mesi della ripresa dei pagamenti. Due: a lavorare a una legge ad hoc per abbattere del 60% gli importi da restituire. Tre: a rompere quanto meno il silenzio. «Il governo ci deve dire un no o un sì», ha rimarcato Cialente. Finora non c'è stato alcun rinvio della ripresa degli adempimenti, dato per certo dal commissario alla Ricostruzione, Gianni Chiodi, che ieri pomeriggio ha annunciato: «Mi dimetto se le tasse non saranno rinviate». Un trattamento fiscale, quello riservato sin qui agli aquilani, diverso da quello concesso a suo tempo ai terremotati di Marche e Umbria.
PROGRAMMA. Già da ieri sera il sindaco Cialente ha inviato una convocazione a tutti i parlamentari abruzzesi. Li vuole ricevere lunedì alle 13. Il 7 novembre è infatti il giorno in cui parte la discussione del maxi-emendamento al Senato. I parlamentari devono premere affinché il governo inserisca la questione L'Aquila nel provvedimento. L'intenzione è che ogni giorno ci sia un'iniziativa. In un «crescendo rossiniano», come lo ha definito l'assessore Stefania Pezzopane, che si concluderà con una mega-manifestazione a Roma. Lunedì mattina Cialente convocherà però prima i sindaci del cratere e i consiglieri provinciali. Martedì alle 15,30 tutta la cittadinanza è chiamata a manifestare alla Villa Comunale durante il consiglio regionale. Alle 17 i parroci del comprensorio suoneranno simultaneamente le campane. Venerdì alle 15,30 ancora mobilitazione generale dei cittadini per le vie della città. Il sindaco chiederà agli studenti delle scuole superiori di non andare a scuola la mattina e organizzare a loro volta delle iniziative. «Chiederò ai genitori dei bambini più piccoli di non mandare i figli a scuola», ha detto il sindaco. E se anche questo non dovesse bastare, si partirà alla volta di Roma. Ancora non è chiara la «strategia» (unico punto certo è la data, prima del 15 novembre). L'idea predominate è manifestare a piazza Navona. Il sindaco intende chiedere di nuovo ai direttori delle testate nazionali di tornare all'Aquila.
«Questa volta non li porterò in zona rossa», ha spiegato. «Chiederò loro di venire a raccontare al resto del Paese in quali condizioni si trova L'Aquila due anni e mezzo dopo il sisma».

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