A palazzo Grazioli Berlusconi si è sentito riproporre da Alfano, Letta e Verdini l'opportunità di un «passo indietro» perché «non ci sono i numeri». Il pallottoliere di Verdini si sarebbe infatti fermato a 306 e «rischia di scendere». Preoccupato anche il sottosegretario Letta, da settimane collettore di coloro che non reggono la situazione ma non vogliono passare per «traditori». Berlusconi però non sembra voler mollare e sostiene di poter recuperare i delusi. «Se lo chiedi ad ognuno di loro nessuno ti dirà di no, ma così non si va avanti», ha ribattuto Letta. Alla fine il Cavaliere si è preso 72 ore per decidere.
La morsa che Berlusconi ha trovato a Roma è forse persino più insidiosa di quella subita a Cannes dove un assurdo balletto di precisazioni e smentite durato una notte e una mattina intera ha poi portato all'ammissione che «sì, l'Italia ha accettato il monitoraggio del Fondo monetario italiano». Il Paese dalle «pizzerie piene» diventa il «sorvegliato speciale numero uno» di Washington e sarà costretto a fine mese, e ogni novanta giorni, a far «vedere i compiti» a un équipe di funzionari del Fmi che verificheranno l'attuazione di un piano di riforme strutturali in grado di rimettere a posto i conti pubblici e impedire che l'Italia diventi la porta di un nuovo e devastante contagio speculativo.
Il saldo di una giornata trascorsa in un crescendo di indiscrezioni e approssimazioni, è quello di un'Italia che torna dal G20 di Cannes con il timbro del Paese «poco credibile», come ci definisce il direttore generale del Fmi Christine Lagarde. Guidato da un governo che «non dà affidamento ai mercati», come sostenuto dal presidente della Commissione Ue Manuel Barroso, sulle poche e confuse misure decise a palazzo Grazioli nell'ennesima notte dei lunghi coltelli, e infilate dentro un emendamento ancora non depositato in Parlamento.
Sistemata la faccenda del referendum-greco, il presidente di turno del G20, Nicolas Sarkozy, e quello statunitense, Barack Obama, hanno mosso insieme verso il Paese al più alto debito pubblico dell'Europa. Il primo facendo circolare giovedì pomeriggio una bozza del documento finale del summit che parlava di una linea di credito del Fmi per «garantire liquidità a breve ai Paesi colpiti dai mercati o da uno choc che non deriva da cattiva conduzione di scelte economiche interne o di bilancio». Nessun riferimento esplicito all'Italia, ma l'obiettivo da metterla sotto sorveglianza era già molto chiaro.
Più raffinata la strategia del presidente Usa che ha rampognato la Merkel per l'eccessiva rigidità tedesca nell'affrontare la crisi e ha sollecitato il cancelliere a non opporsi alla concessione alla Bce degli stessi poteri della Fed. E' stata però la partecipazione di Obama al summit seguito alla cena dei Venti, a dare a Berlusconi la misura della determinazione dell'amministrazione Usa che considera l'Italia l'anello debole da porre sotto tutela per evitare il contagio della crisi e impedire che nuovi milioni di disoccupati a stelle e strisce neghino ad Obama un secondo mandato presidenziale.
Sulle prime Berlusconi prova a resistere al «monitoraggio». «Fosse dipeso da me - spiega il Cavaliere - molte delle riforme le avrei già fatte, ma in Italia ci sono socialisti e comunisti che me le hanno impedite!». «Stavolta hai l'occasione per farle in un colpo solo», lo gela Sarkozy.Mario Draghi, neo presidente Bce, assiste in silenzio. All'una di notte la riunione si scioglie e si lasciano lavorare i tecnici guidati per l'Italia da Vittorio Grilli. Ieri mattina è la Reuters ad annunciare il via libera dell'Italia al «monitoraggio». La smentita di palazzo Chigi è immediata. Poi la versione muta: «L'abbiamo chiesto noi, non è un monitoraggio, ma una verifica». Quando Berlusconi arriva in conferenza stampa affiancato da uno stralunato Tremonti, la versione cambia ancora e, malgrado il Cavaliere debba solo leggere un appunto scritto proprio per evitare equivoci, la frittata si materializza: «Abbiamo chiesto il monitoraggio del Fmi per dare fiducia ai mercati». La resa è ufficiale: lunedì gli ispettori Ue, tra due settimane quelli del Fmi.