CANNES - «Il Paese è ricco, le pizzerie sono piene, gli aerei sempre in over-booking». «La speculazione sui titoli italiani è una moda passeggera». «Chi lascia la maggioranza tradisce il Paese». Silvio Berlusconi conclude la due giorni a Cannes elencando gli argomenti usati con i leader del G20 che sino a notte tarda hanno provato a convincerlo dell'opportunità di accettare una sorta di monitoraggio del Fondo Monetario Internazionale. Alla fine, Merkel, Sarkozy e Obama, che non si fidano della capacità del governo italiano di attuare le riforme promesse, sono riusciti a metterlo alle strette, ma il presidente del Consiglio non si dà per vinto e sfoggia un ottimismo molto ad uso interno sotto lo sguardo perplesso del ministro dell'Economia.
Ovviamente il Cavaliere derubrica il ruolo del Fmi: «Nessun commissariamento, nessuna limitazione». «Il Fmi sarà una società di certificazione esterna che useremo per far conoscere quelli che sono i risultati della nostra azione parlamentare. Il Fondo monetario ci aveva offerto dei fondi che noi abbiamo rifiutato, mentre il monitoraggio è stata una richiesta dell'Italia concordata con Napolitano».
La coppia di separati in casa, Berlusconi e Tremonti, si ritrova insieme nella conferenza stampa conclusiva del G20. La coppia regge abbastanza bene la scena, salvo quando a Tremonti viene chiesto se non ritiene che «con un diverso premier la situazione economica dell'Italia migliorerebbe». Berlusconi batte il ministro sul tempo: «È una domanda con risposta già certa». Tremonti replica seccamente: «Dopo quello che ha detto il presidente del Consiglio non c'è altro da aggiungere». A questo punto il Cavaliere, sorride alla cronista: «Tu quoque Reuters fili mi...».
Non è certo da ora che la sindrome del tradimento assilla il Cavaliere che però non intende farsi da parte perché «nessuno può fare a meno di me» e perché non vedo in Italia chi può avere la mia autorevolezza». Nessuna preoccupazione sulla tenuta della maggioranza. Il premier è certo che gli scontenti torneranno sulle loro posizioni perché ognuno si lamenta per poltrone ed incarichi dati ad altri. «Reazioni umane le loro. Comprensibili - ammette il premier - ma sono certo che quando le incontrerò, queste persone ritorneranno sulle loro posizioni». Chi invece dovesse perseverare e «abbandonare la maggioranza» commetterebbe «un atto di tradimento nei confronti del Paese».
Il problema della credibilità, sua e del suo governo, non esistono. «La maggioranza è solida, il governo andrà avanti», ma stavolta glissa quando gli viene chiesto se l'alternativa sono solo le elezioni: «Vediamo, ma è un problema che non si pone perché la maggioranza c'è ed è sempre sopra l'opposizione». Certo, un problema per l'Italia esiste «ma non riguarda le persone ma la sua storia più recente». A cominciare dall'ostinazione di Bini Smaghi a restare al suo posto. «Les italiens, ho sentito dire nei corridoi».
Ovviamente l'attuale governo, che per tre anni ha sostenuto che «l'Italia stava uscendo dalla crisi meglio degli altri», non ha colpe per l'attuale situazione che invece ricade, a giudizio del premier, sull'euro: da quando è stato adottato «si sono verificati degli impoverimenti di una fascia consistente della popolazione italiana. Non è colpa dell'euro ma è colpa del cambio euro-lira fatto da quel governo che è stato penalizzante per l'Italia».