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Pescara, 10/04/2026
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Data: 06/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Fini: gli aquilani hanno tutto il diritto di chiedere la proroga. I dirigenti del Pdl abruzzese vivono una sorta di servilismo perché si guardano bene dal dire la verità a Berlusconi


PESCARA. «Gli aquilani hanno il diritto di chiedere la proroga delle tasse»: si presenta così il presidente della Camera Gianfranco Fini arrivato a Pescara per la quarta tappa del tour nazionale di Futuro e Libertà "C'è un'Italia in cui credere!". Ma quella sulle tasse degli aquilani insieme a un'altra battuta sui dirigenti del Pdl abruzzese, «che come tutti gli altri rappresentano a Berlusconi una situazione diversa dalla realtà», saranno le uniche frasi che Fini pronuncerà in riferimento all'Abruzzo a dimostrazione di come il presidente della Camera, terza carica dello Stato, non abbia voluto scostare il canovaccio del suo intervento dai problemi più attuali sul governo e sulla credibilità dell'Italia.
L'incubo del ritorno delle tasse all'Aquila Fini lo affronta sulle scale che lo portano al Teatro Flaiano dove l'aspettano già in centinaia. È il cronista del Centro a chiedere al leader di Fli il suo parere: «Presidente, gli aquilani rischiano di dover pagare le tasse sospese dal 2009 al giungo 2010 e chiedono la proroga della sospensione, lei che cosa ne pensa?». «Sì, lo so, lo so: gli aquilani hanno il diritto di chiedere la proroga, è giusto così», è la risposta che Fini riesce a dare prima di essere fagocitato dalla folla e dalle strette di mano. L'età media si avvicina ai quaranta e tante sono anche le donne, giovani e di mezza età.
Suona l'inno d'Italia. In platea ci sono un po' tutti quelli del Fli, mobilitati dal gran cerimoniere di casa, il deputato e vice cooordinatore nazionale Daniele Toto. In prima fila ci sono Daniela Stati e Berardo Rabbuffo, spiccano la cravatta rosa di un sorridente Gianni Teodoro (consigliere comunale di Pescara) e l'aria pensierosa di Antonio Menna (consigliere regionale Udc).
«Dobbiamo essere capitani del nostro destino», incita al microfono Toto, «ed è per questo che invito con piacere a salire sul palco il nostro motivatore, un amico dell'Abruzzo, la nostra risorsa, Gianfranco Fini!». Scrociano gli applausi, appare anche qualche bandiera con lo stemma biancazzurro mentre Fini rompe il ghiaccio cercando subito un contatto con i suoi sostenitori: «Mi fa sempre piacere tornare in questa bella città, ma la prossima volta ci vediamo in piazza Salotto perché mi è rimasta nel cuore».
Il leader Fli afferma che è giunta la fase delle responsabilità «anche se noi», precisa, «lo abbiamo già fatto in tempi non sospetti quando siamo stati messi alla porta dal Pdl perché avevamo detto che bisognava essere intellettualmente onesti con chi ci aveva eletti».
Fini parlà di «lealtà e non di servilismo» ed elenca i tre punti cardine che l'hanno portato lontano da Berlusconi: la deriva antinazionale spinta dalla Lega, la necessità di un doveroso rispetto della legalità e la questione economica: «Non mi sono meravigliato quando il presidente del Consiglio ha detto che non è vero che c'è la crisi perché i ristoranti e gli aerei sono pieni. Non mi sono meravigliato perché purtroppo il problema che ha il governo e il nostro presidente del Consiglio è che non conosce la realtà italiana, anche perché coloro che gliela dovrebbero rappresentare si guardano bene dal dire la verità quando la verità può dispiacere a colui che è il massimo rappresentante. E parlo di alcuni dirigenti abruzzesi del Pdl che vivono una sorta di servilismo che sarebbe da bandire nei comportamenti». E giù applausi.
«È vero», aggiunge, «che c'è una parte della società, quella più ricca, che non avverte la crisi e si può permettere un certo stile di vita, ma è una parte che si sta riducendo a fronte della stragrande maggioranza degli italiani che comincia ad avvertire la proletarizzazione del ceto medio».
E il futuro? Fini vuole verificare la possibilità di una larga maggioranza: «Noi siamo contrari ai ribaltoni perché un governo che sta in piedi per due voti non si sostituisce con un governo di segno opposto che sta insieme per due voti; saremmo nella stessa identica condizione».

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