ROMA. Il Cavaliere, sotto assedio e senza più una maggioranza certa alla Camera, rinvia la partenza da Roma, si arrocca nel fortino di palazzo Grazioli e prova a resistere. Le richieste di dimissioni si moltiplicano, la fuga dal Pdl sembra inarrestabile ma Berlusconi non molla. «Girano nei palazzi romani chiacchiere e pettegolezzi su un argomento: le dimissioni di questo governo. Mi spiace deludere i nostalgici della prima Repubblica ma le responsabilità nei confronti degli elettori e del paese impongono a noi e al nostro governo di continuare nella battaglia di civiltà che stiamo conducendo» scrive il premier. L'ultimo disperato tentativo di rimanere a galla prende corpo nel giorno in cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avverte che in un clima di guerra civile l'Italia «non può rialzarsi» e spiega che per uscire dalla crisi e riconquistare la credibilità internazionale è necessario «ritrovare la strada della coesione sociale e nazionale che oggi si impone categoricamente». Per il Quirinale occorrono soprattutto «spirito di sacrificio, equità e comportamenti diversi».
Il governo non sa se avrà la forza per andare avanti e Berlusconi, con lo sguardo fisso sul pallottoliere dei numeri alla Camera, ha cominciato a telefonare ai ribelli per convincerli a tornare nei ranghi: «Troveremo una soluzione comune. Finora sono stato bloccato dalla Lega e da Tremonti che mi hanno impedito di fare le riforme. Ma lavoreremo per trovare la massima condivisione possibile in Parlamento». L'intenzione del premier, ribadita anche in un colloquio con Paolo Guzzanti, è quella di incontrare «uno ad uno» tutti malpancisti del Pdl.
Deciso a stoppare la fuga, Angelino Alfano conferma che Berlusconi non farà le valigie e assicura che sulle misure per far quadrare i conti pubblici ci sarà «il più vasto concorso possibile di forze politiche e sociali». Nel Pdl si moltiplicano le richieste per un allargamento della maggioranza, ma dalla Lega arriva un secco altolà. «Governi tecnici, di coesione, di tregua, di unità nazionale, o peggio ancora maggioranze allargate, sarebbero un colpo di Stato e i colpi di Stato si combattono con la rivoluzione» taglia corto un preoccupatissimo e «nauseato» Calderoli, che se la prende con gli «omuncoli» e le «donnine» che in Parlamento stanno cedendo alla «campagna acquisti». Ma a chiedere al Cavaliere di fare un passo indietro non sono solo i peones che vogliono evitare le elezioni anticipate perché sanno che non saranno rieletti. «Di fronte ad una maggioranza straordinariamente esile, Berlusconi dovrebbe dimettersi, allargare la maggioranza e dare vita a un governo a tempo. Questa», affonda Roberto Formigoni, «sarebbe una scelta molto saggia».