Il rottamatore: assurdo, questa è pure casa mia, chi mi critica è Tafazzi
ROMA - Matteo Renzi, il rottamatore, non è ancora arrivato nella piazza del Pd. Ma un suo contestatore già lo vuole mandare via. Si tratta di un signore baffuto, è venuto da Cerveteri, ha un basco in testa (con l'effigie di Che Guevara) e un cartello nel pugno. C'è scritto: «Renzi, ritorna a casa tua, ad Arcore». Quando il giovane democrat super-riformista e voglioso di un big bang appare alla manifestazione, parte qualche fischio, qualche buu, qualche piccola contestazione. Ma niente di che. «Vai via, questo non è il tuo posto», gli dice una signora. Un'altra: «Sei sindaco grazie ai voti del Pd». «Dì qualcosa di sinistra», gli chiede un manifestante. Renzi prova a dialogare con i tre o quattro contestatori. Cerca di dare la mano a una di loro, e lei: «Io la mano non te la do». E ancora: «Renzi, la devi smettere di contestare Bersani». Cose così. Lui non drammatizza troppo. Nemmeno loro. La scorta lo porta via, nel retropalco, dove ha un colloquio con Bersani.
Renzi indossa un completo blu, dal taglio modaiolo e con i baveri molto a punta, non proprio in linea con il look sinistrese e con la divisa da figgicciotti cresciuti che indossano - probabilmente dagli anni '70 - vari dirigenti del partito. E comunque. «Mi dispiacciono e mi fanno male le parole che ho sentito», commenta il rottamatore: «Questa piazza e questo partito sono casa mia, così come lo sono di quelli che mi contestano. E' assurda l'idea che io non possa venire alla manifestazione del Pd, ed è assurdo che io non possa esprimere le mie idee. Il Pd non deve essere democratico solo nel nome, ma anche nei fatti». E ancora: «Si vince con i volti nuovi, e non si risolve nulla cacciando colui che ti è antipatico. Chi mi critica è Tafazzi». Parole abbastanza seccate. Come queste che invierà via twitter: «Rispetto chi contesta, ma dirò sempre la mia senza paura». Intanto, con Veltroni, Franceschini e gli altri (al netto forse di Rosy Bindi), Renzi chiacchiera in un clima di simpatia. Bersani che cosa pensa di Renzi? «Io penso a questa giornata meravigliosa». E D'Alema? Non polemizza: «Fa il sindaco di Firenze. Il resto è un fenomeno creato dai media e non da Renzi».
Bersani sta cominciando il suo comizio, e nel retropalco Renzi dice ridendo: «Ragazzi, fatemelo ascoltare in pace, sennò poi dicono che non lo ascolto». Dopo pochi minuti, però, Renzi deve andare via: a Firenze c'è una messa in ricordo del sindaco santo, Giorgio La Pira, e lui non può non esserci. Non ha sentito quindi quel passaggio del discorso in cui il segretario osservava: «Se ci chiamiamo partito democratico è perchè non facciamo il verso al berlusconismo, ma l'inverso del berlusconismo». «E' un pizzicotto a Renzi», gongola qualcuno. Altri negano che sia così.