Autorità politiche e amministratori pubblici, in questi giorni di oscurità per la politica locale e regionale, si affannano a separare le responsabilità penali dei singoli dal sistema politico che anzi, a loro dire, va producendo un nuovo corso di efficienza e trasparenza amministrativa. Mele marce che inquinano la buona politica. Tutti pronti a prendere le distanze dai cattivi amministratori. Nulla importa se quegli stessi amministratori erano presi, fino a qualche istante prima delle "manette", come modelli di modernità e di efficienza. Credo che rappresentare così semplicisticamente le brutte vicende di questi giorni sia il modo più sbagliato per affrontare il problema della degenerazione del sistema politico. Non vi è dubbio che le responsabilità penali pesano sui singoli che illecitamente hanno operato. Ma accadimenti di questo genere hanno bisogno di un clima, di un "ambiente" di "tolleranza" o di indifferenza nel quale possono crescere per anni fenomeni illeciti di questa portata. C'è una responsabilità politica, morale della scelta degli uomini e donne chiamati ad essere classe dirigente. Vittorio Foa , ricordando Norberto Bobbio, diceva: «Lui ha concepito la politica come educazione attraverso l'esempio ed è secondo me un contributo molto importante di cui la Repubblica italiana gli è debitrice. Siamo debitori della capacità di vedere nella politica anche l'insegnamento di un costume e di un comportamento». Purtroppo oggi facciamo i conti con le nuove strade della riproduzione del consenso e dell'acquisizione del potere. Le strade degli uomini "portatori di voti". E' anche da qui che nasce lo sviluppo incontrollato della spesa pubblica, che partorisce posti di lavoro che gonfiano gli apparati pubblici, che creano la moltiplicazione di società, consigli di amministrazione, enti strumentali, che provocano la crescita di consulenze esterne. Non si possono eludere le conseguenze che queste vicende determinano nel senso comune dei cittadini che perdono sempre più fiducia nei confronti dei partiti, delle istituzioni.
E' questo il danno che pesa sulla responsabilità collettiva della classe politica, da cui non si può sfuggire. Quegli stessi cittadini che sono chiamati a pagare il prezzo di questa degenerazione. E lo pagano materialmente con gli aumenti tariffari, le tasse di scopo per le opere pubbliche, le tasse per i debiti "illeciti" della sanità. E lo pagano i lavoratori che subiscono le conseguenze di vicende come quelle di Montesilvano. E' necessario capire che non basta solo essere dentro la legalità, per determinare la buona amministrazione. E' necessario promuovere azioni che cambino i metodi, le pratiche del fare politica amministrativa. Lo debbono fare i partiti che possono determinare scelte autovincolanti rispetto ai processi di riduzione dei "costi collaterali" della politica.
Cominciare anche da cose "semplici", che diano il senso di questa volontà di cambiamento. Ridurre ad esempio gli enti strumentali e le società per la gestione di servizi, determinando accorpamenti e riduzione dei consigli di amministrazione. Ridurre il numero dei consiglieri di amministrazione. Stabilire il divieto di doppi, tripli incarichi pubblici. Stabilire un tetto per le consulenze che spesso vengono determinate proprio per garantire il sistema di nomine professionalmente improprie. Prevedere la presenza di rappresentanti di associazioni dei consumatori e ambientaliste, senza potere decisionale e senza compenso, nei consigli di amministrazione. Insomma avere il coraggio di affrontare fino in fondo le cause di questa preoccupante condizione della politica e delle istituzioni.
Come sindacato abbiamo il dovere di contrastare questa deriva anche facendo i conti con le nostre responsabilità di disattenzione verso questi processi di deterioramento e dobbiamo porre anche nelle nostre priorità la questione morale, la riforma della politica, la trasparenza dell'azione amministrativa, come leve indispensabili per lo sviluppo, per il lavoro, per l'innalzamento della qualità della vita delle persone e pure per una rinascita della bella politica.
(* Segretario della Camera
del lavoro Cgil di Pescara)