Con questa precaria situazione economica e sociale i problemi li avremo già da dicembre
PESCARA. «Il fattore tempo è vitale. Rischiamo di dare ossigeno a funerale già in corso». Fabio Spinosa Pingue dà voce a una preoccupazione che è quella di tutti gli imprenditori della zona del cratere del terremoto del 2009. Sulmonese, 44 anni, titolare di un'azienda di catering con otto punti vendita, Spinosa Pingue è presidente di Confindustria della provincia dell'Aquila.
E' poco il tempo a disposizione per evitare che le famiglie e le imprese aquilane paghino a dicembre, in una unica soluzione, le rate del 2011 per la restituzione delle tasse sospese, a causa sel terremoto, dall'aprile 2009 al giugno 2010. Se entro il 30 novembre il governo non trova una soluzione, quegli arretrati dovranno essere pagati, con effetti disastrosi per le imprese. La soluzione è un decreto legge del governo, ha detto il presidente della Regione, Gianni Chiodi, che ha detto di avere in tasca una lettera di dimissioni da commissario della ricostruzione se la cosa dovesse fallire. Chiodi, oggi sarà a Roma per cercare di trovare una soluzione che rassicuri cittadini e imprenditori aquilani. Ma le tasse arretrate da pagare non sono l'unico problema del sistema produttivo dell'area del cratere come spiega Spinora Pingue in questa intervista al Centro.
Che cosa succederebbe, da qui a sei mesi, se le imprese aquilane dovessero restituire le tasse sospese fra l'aprile 2009 e il giugno 2010 e, in particolare, le rate relative al 2011?
«Un effetto domino che non oso minimamente immaginare per i suoi effetti dirompenti e catastrofici sulla già precaria situazione economia e sociale. Conoscendo, soprattutto, i meccanismi infernali di Equitalia. Purtroppo non bisogna aspettare sei mesi ma i problemi li avremo già dal prossimo mese di dicembre».
La sospensione delle tasse è stato un sostegno utile per le imprese?
«E' stato un primo ed immediato strumento di intervento da utilizzare in casi di forti calamità naturali che, accompagnato dalla sospensione anche delle utenze e contributi Inps dei dipendenti e delle aziende ha dato ottimi risultati. In questo il sistema Italia ha certamente capitalizzato un valido strumento al quale però occorre dare certezza dei tempi. Altrimenti, oltre a creare sfiducia e far risultare ingiustamente il popolo del cratere, compreso le imprese, maledettamente antipatico all'Italia, rischia di vanificare i risultati prodotti. Come si possono programmare investimenti e progetti se con cadenza semestrale bisogna soprattutto pensare letteralmente a combattere per avere una proroga? Noi non ci stiamo, assieme a tutti i nostri dipendenti e alle famiglie del cratere, a passare per piagnoni e lamentosi. Da queste parti è particolarmente difficile essere virtuosi e classe dirigente se lo stato si comporta così. Non è questione di destra o sinistra».
Oltre al superamento dell'emergenza tasse, che cosa chiedono gli imprenditori aquilani per la ripresa dell'economia locale?
«Noi siamo impegnati a costruire, non senza fatica, il nostro futuro. E il modo migliore è quello di sognarlo e progettarlo a prescindere da quello che deve fare Roma o Bruxelles. Basterebbe che fossimo in grado di gestire finanziamenti e provvidenze a noi assegnate, che comunque non sono pochi, in maniera corretta e con tempi certi. Non stiamo qui a chiedere fatturato o quote di mercato».
Come è stata gestita la questione tasse finora dalla classe dirigente politica abruzzese?
«Se facciamo la tara, direi che nella dialettica politica locale ci sono tutto sommato molte luci. Ma dove sono le luci, purtroppo, c'è anche qualche ombra: piccola, ma c'è. Purtroppo la politica "romana" ci ha pressocché abbandonati. Per fortuna abbiamo avuto il ruolo di Santo protettore di Gianni Letta, che ha sposato come missione di vita la nostra causa anche con ripetuti e a volte estenuanti incontri tecnici quindicinali».
A questo punto si ripropone, con più forza, la questione della zona franca urbana?
«Non è la panacea di tutti i mali ma i meccanismi infernali dei regolamenti europei ci stanno prendendo per stanchezza e soprattutto stanno alimentando la litigiosità e la sfiducia tra le forze politiche in campo. Anche qui siamo a circa 30 mesi e sta diventando una barzelletta».
Confindustria ha delle proposte da fare in questa materia?
«Credo che possiamo svoltare con progetti e finanze nazionali fregandocene delle pastoie europee, che bisogna riconoscere non sono adeguate a dare risposte celeri ad eventi che hanno visto la forza della natura sprigionarsi in maniera così violenta e vile. Ci sono i famosi 90 milioni di euro fermi per le attività produttive e mettendovi qualcos'altro, se condiviso però da tutte le forze politiche ed il mondo produttivo e sindacale, potremmo ottenere effetti superiori alla tanto agognata zona franca. Che sta alimentando anche troppe ed ingiustificate illusioni. Il fattore tempo è vitale. Rischiamo di dare ossigeno a funerale già in corso».