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Data: 07/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Politica in fermento - «I numeri non ci sono, inutile accanirsi» Maroni certifica che la maggioranza non c'è più. Berlusconi: vado avanti, traditore chi esce

Il Cavaliere: «L'unica alternativa sono le elezioni»

ROMA. Alla vigilia dello show down che ci sarà domani alla Camera sul Rendiconto generale dello Stato, Roberto Maroni gela il Cavaliere: «Penso che la maggioranza non c'è più ed è inutile accanirsi». Se non bastasse, aggiunge di non voler fare «la fine di Prodi» e invita Berlusconi staccare la spina. Il colpo parte al termine di una domenica aperta da Beppe Pisanu che ufficializza lo strappo, chiede a Berlusconi di farsi da parte e invoca un governo di salvezza nazionale. L'occasione per lanciare l'attacco finale al Cavaliere è offerta al presidente della commissione Antimafia dalla convention del Terzo Polo con Fini e Casini che va in scena nell'affollatissima sala delle Fontane all'Eur. Il senatore, che ufficialmente è ancora del Pdl ma con un piede è già nella casa dei moderati, viene accolto come una star. «Torna a casa», gli gridano dalla platea. Lui sorride e annuisce: «Ci siamo capiti...». Poi, parte l'affondo: «Chiedo al presidente Berlusconi di accogliere l'invito che in forme diverse gli viene rivolto da ogni parte a contribuire con tutto il suo peso politico alla nascita di una governo di unità nazionale».
La chiave della soluzione, insomma, è nelle mani del premier, che non può rimanere asserragliato a palazzo Chigi ma deve favorire la formazione di un governo che vada oltre il Pdl e la Lega. «Più si arrocca nella sua area di centrodestra, più passa il tempo, più cresceranno le sue responsabilità per l'inasprimento dei mercati e della crisi generale», lo avverte Pisanu. Berlusconi vede solo traditori? Il senatore ribalta i termini della questione: «Chi nel Pdl vede le cose che succedono nel Paese e le denuncia e chiede di cambiare non sono traditori, semmai traditi».
Il Cavaliere si farà da parte come gli chiede anche Claudio Scajola, per il quale i numeri in Parlamento «sono troppo risicati»? Alla vigilia di una settimana cruciale per le sorti del governo e nel giorno in cui anche Gabriella Carlucci annuncia il suo addio al Pdl, Berlusconi è convinto di recuperare i delusi in fuga. Lo dice durante un collegamento telefonico con la convention organizzata dall'ex finiano Silvano Moffa, dove ripete che l'unica alternativa al suo governo è il voto. «Nonostante le defezioni che io continuo a ritenere possano rientrare, noi siamo ancora maggioranza in Parlamento. Abbiamo dei numeri certi che abbiamo verificato con precisione in queste ore» dice il Cavaliere, che non vuol sentir parlare di governi tecnici («Si parla di un presidente del consiglio fantoccio e di ministri inventati da chissà chi...») e torna ad attaccare a testa bassa i delusi del Pdl: «I nostri amici che lasciano adesso la maggioranza compiono un atto di tradimento, non verso di noi ma verso il paese». Ma a bocciare l'idea di un'allargamento della maggioranza è ancora la Lega. Maroni, per il quale «il problema è nel Pdl», non ha dubbi: «Se ci sarà una maggioranza, bene. Altrimenti ne prenderemo atto e, a quel punto, la strada maestra è quella delle elezioni». Nell'attesa di vedere se domani il governo reggerà alla prova del voto, l'unica certezza riguarda il no del Pd e dell'Udc all'ipotesi di un governo Letta o Schifani. «Non vedo soluzioni di questo genere perché sarebbe un governo di centrodestra e non potrebbe fare le cose che Berlusconi non è riuscito a fare fino ad oggi», taglia corto Bersani, che insieme a Casini e Di Pietro sta «ragionando» sulla mozione di sfiducia da presentare in Parlamento. La mozione sarà presentata anche se dovesse passare il rendiconto generale? «Mi sembra evidente» ri sponde il segretario del Pd, che ancora non ha deciso se se sarà una mozione o un'altra iniziativa ma assicura: «L'opposizione non starà ferma».

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