Fini: Cavaliere avulso dalla realtà e attaccato al pallottoliere
ROMA- La platea della sala delle Tre fontane è affollatissima e l'appuntamento del Terzo Polo, organizzato da Luciano Ciocchetti, si trasforma nella chiamata finale per un governo di responsabilità nazionale, che includa tutti, dal Pdl al Pd, per portare il Paese fuori dalla crisi. In prima fila, accanto a Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, e al liberaldemocratico, Italo Tanoni, tornato tra i terzopolisti, la sorpresa del giorno, il presidente della commissione Antimafia ed ex ministro dell'Interno, Beppe Pisanu, che, alla fine, salirà sul palco con i leader, accolto come un eroe dai militanti. Le opposizioni marciano di comune accordo. E Casini coinvolge ormai ufficialmente il Pd nella strategia che dovrebbe portare alla formazione di un esecutivo di unità nazionale, reclamando «un passo indietro da parte del premier, ma anche un armistizio tra le forze politiche, che, unite, devono far prevalere l'interesse del Paese».
Il succo politico della sfida è tutto nella premessa che fa il leader dell'Udc. «Oggi pensare a un governo che ricostruisca l'Italia e affronti sacrifici emarginando una parte di mondo politico, quella parte che è più rappresentativa del sindacato, significa essere degli irresponsabili. Anche i moderati e la destra più radicata non dovrebbero far passare la grande disponibilità che il centrosinistra ha messo sul tavolo con la manifestazione del Pd a Roma davanti a migliaia e migliaia di persone». E ancora un ammonimento: «Non si fanno sacrifici agitando la contrapposizione sociale, o dividendo i lavoratori». Sta ora al Pdl rispondere all'appello, come sottolinea Casini. «Certamente non si può fare un governo di risanamento nazionale senza la destra che ha vinto le elezioni, ma questo è un problema che interroga il Pdl. Sono loro- ricorda- che si vogliono tirare fuori».
E' giunto dunque il momento delle scelte. E questa sarà la settimana cruciale. Per salvare il Paese, avverte il leader dell'Udc, «serve una personalità seria e indipendente. Occorre superare la sterile polemica sui governi tecnici. Non era un tecnico Ciampi? Non lo erano anche Einaudi e La Malfa?». Quindi, una provocazione.«Se anche martedì sul rendiconto di bilancio il governo avesse 316 voti, come pensa di andare avanti? Così non si può proprio proseguire perché in un mese, alla Camera,avremo approvato, se martedì ci sarà il via libera, solo un atto di contabilità che in genere richiedeva dieci minuti».
«Il punto è proprio questo», commenta Fini. Anche lui chiede a Berlusconi «di farsi da parte, lui che ama il calcio, come capita anche ai grandi campioni del pallone». E, riprendendo le parole della presidente del Fondo monetario, Christine Lagarde, sul «bagno di realtà» necessario per il governo italiano, si dice «spiacente di dover constatare che Berlusconi, che parla di ristoranti pieni, come se l'Italia fosse un club di milionari, è totalmente avulso dalla realtà. Resta a palazzo Chigi con il pallottoliere alla ricerca di pecorelle da riportare all'ovile».E il leader dell'Api, Rutelli, fa una previsione: «Confidiamo di avere con noi decine di parlamentari che riscoprano il gusto, il coraggio, il valore della libertà. Seraccoglieranno l'appello di Pisanu e decideranno non solo di far cadere il governo, ma di dare vita a una prospettiva di responsabilità nazionale a carte scoperte, questo Parlamento ritroverebbe dignità e forza».