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Data: 07/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pisanu: i dissidenti sono tanti e sono pronti a uscire allo scoperto

ROMA - «Dai, Beppe, vieni con noi sul palco». Gianfranco Fini, con un piede già sulle scalette, offre la mano a Beppe Pisanu per aiutarlo a salire. Il presidente dell'Antimafia, anima critica del Pdl, pioniere del passo indietro di Silvio Berlusconi a favore di un governo di salvezza nazionale, risponde con un sorriso timido. Sta per seguire l'invito del presidente della Camera. Poi frena: «Grazie, sarà per un'altra volta. Ora è troppo presto...». Stringe la mano di Fini, poi quella di Pier Ferdinando Casini. Saluta. Imbocca l'uscita. «Sono stato ad altre iniziative del Terzo Polo, con Casini e Fini ho maturato un rapporto di stima e di amicizia. Direi una comunione d'idee. Ma bisogna procedere con gradualità», spiega al cronista. L'ex ministro dell'Interno è nominalmente ancora senatore del Pdl e salire sul palco del Salone delle Fontane all'Eur sarebbe un azzardo. Lo accuserebbero, con ancora maggiore violenza, di tradimento. «Invece», aveva detto pochi minuti prima nel suo discorso dal palco, «gli scontenti non sono dei traditori, semmai dei traditi». Traditi da Berlusconi.
All'Eur rimbalzano le parole appena pronunciate dal premier, quel garantire di «avere i numeri» in Parlamento. Pisanu risponde con una smorfia amara: «Ma proprio non capisce?!», sospira. «I dissidenti ci sono, eccome. E sono tanti. Li vedranno, li vedranno. Non sono solo alla Camera ma anche al Senato e presto se ne accorgeranno. Bisogna avere solo un po' di pazienza».
Nessun contatto con l'altro potenziale ribelle Claudio Scajola, però. Nessuna corrente di dissidenti. «Mi muovo come un inguaribile moroteo», dice Pisanu ricordando il suo passato nella Dc, «un moroteo che crede nella forza delle idee, più che nell'organizzazione fine a se stessa». E quando il discorso ruota sulla questione della lettera tante volte annunciata e mai messa nero su bianco con la richiesta delle dimissioni di Berlusconi, Pisanu si limita a rispondere: «Si farà, credo proprio che si farà. Ma non decido da solo. Siamo in tanti a dover prendere questa decisione».
Quando pochi minuti prima, quando è salito sul palco, il senatore Pdl è stato accolto come «uno di famiglia». «Torna a casa», gli hanno gridato dalla platea. Lui ha sorriso, ha annuito: «Ci siamo capiti». E Fini: «Sei già idealmente in questa famiglia». «Oggi è una giornata importante per il progetto del Terzo Polo», ha certificato Casini.
Pisanu ha affrontato il microfono e la platea con una battuta: «Non parlo a nome dei malpancisti del Pdl. Non ho ma di pancia, semmai ho mal di testa e mal di cuore per la situazione del Paese». Poi ha formalizzato la sua richiesta: «Chiediamo al presidente Berlusconi di contribuire con tutto il suo peso politico alla nascita di un governo di unità e salvezza nazionale. Più si arrocca, più cresceranno le sue responsabilità nella crisi».
La platea è scattata in un applauso. Pisanu ha tirato un lungo respiro, poi ha ripreso: «Continuo a confidare nell'intelligenza di Berlusconi e nella coerenza politica di tanti colleghi del Pdl. Per cambiare le cose da cambiare, come fino a oggi non siamo riusciti a fare, dobbiamo mobilitare tutte le energie migliori del nostro Paese e tutte le forze che le rappresentano nella società così come nelle istituzioni». E' seguito un avvertimento: «Nessun normale governo di centrodestra o di centrosinistra sarebbe in grado oggi di reggere il peso tremendo della crisi e di gettare le basi di un futuro migliore. C'è bisogno di tutti. Ormai il governo di unità nazionale è diventato quasi una scelta obbligata e un dovere verso tutti gli italiani. L'Italia di oggi sta male, rischia di finir peggio».
Più o meno ciò che diranno qualche minuto dopo Francesco Rutelli, Italo Tanoni, Giorgio La Malfa, Fini e Casini. Ma Pisanu nel suo partito è accusato di tradimento ed è suo il compito di rispondere: «L'Italia di oggi sta male e rischia di finire peggio. Il paradigma italiano non sono i ristoranti affollati, ma le mense della Caritas che si riempiono di nuovi poveri. L'umiliazione internazionale non ha precedenti nella storia della Repubblica e l'ostilità dei mercati finanziari è frutto di nostri errori. Coloro che nel Pdl vedono queste cose e le denunciano, non sono dei traditori, ma dei traditi». Chiara la replica a Berlusconi che ha appena parlato di tradimento.
Ma che il percorso di Pisanu nel Pdl sia ormai a un punto di arrivo è ormai evidente. Lo dimostra quando chiede al «Terzo Polo di allargare la sua via nuova, aprendo la sua offerta politica non soltanto agli scontenti del Pd e del Pdl, che sono sempre più numerosi non solo tra i cattolici ma anche tra i laici. Ma ampliarla anche alle forze del mutamento che si sono mosse negli ultimi tempi, dai social network alle piazze». Insomma, parole di uno di famiglia. Ma per le foto di gruppo ci vuole ancora un pochino di tempo.

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