ROMA - Silvio Berlusconi annuncia che non mollerà, non farà alcun passo indietro: non certo perché sia «attaccato alla cadrega», alla sedia, spiega, vuole soltanto andare avanti facendo le riforme, rispettando l'impegno preso con gli elettori. Punzecchia Giulio Tremonti: la prima riforma è quella di dare più poteri al premier per imporre una linea al ministro dell'Economia. Ma prima ancora intende contare i numeri quest'oggi in Parlamento, «voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi».
Al termine di una giornata convulsa passata tra summit familiari e un nuovo vertice notturno a Roma con lo stato maggiore del Pdl, tra un intrecciarsi di voci diffuse (dal fidato Giuliano Ferrara) di imminenti dimissioni e di repentine smentite, (da parte di Fabrizio Cicchitto), con i mercati finanziari in balia del più massiccio attacco sui titoli di Stato, il premier è pronto al redde rationem alla Camera dove, oggi, si voterà il Rendiconto generale dello Stato. Subito dopo, annuncia, porrà la questione di fiducia sul maxiemendamento al ddl stabilità in Senato.
Il forte pressing della notte tra domenica e lunedì (da parte di Gianni Letta e Angelino Alfano, affinché abbandoni) sembra lasciare indifferente il Cavaliere che, a metà mattinata, con le Borse in picchiata, vola ad Arcore dove sono riuniti i figli Marina e Pier Silvio oltre a Fedele Confalonieri e l'avvocato Niccolò Ghedini. Mentre è in volo, Ferrara, sul sito del Foglio annuncia: il premier cede il passo, «si tratta di ore, forse minuti». Poco tempo conferma anche il vicedirettore di Libero, Franco Bechis: ho appreso da un esponente del Pdl che l'addio è vicino.
L'effetto rimbalzo a Piazza Affari è immediato, i differenziali tra i titoli Stato scendono dopo aver raggiunto il record di 491 punti. Ma a stretto giro, arriva la smentita del capogruppo Pdl, Cicchitto: «Ho parlato poco fa con il presidente, mi ha detto che le voci di dimissioni sono destituite di fondamento». Più tardi replica Ferrara, indicando una road-map: il Cavaliere si «presenta alle Camere, chiede la fiducia per varare la legge di stabilità ed il maxi-emendamento, annuncia che si dimetterà un minuto dopo e che chiede le elezioni a gennaio».
Anche Berlusconi smentisce qualsiasi abbandono. I titoli del Tesoro scendono nuovamente, ma nei mercati l'incertezza sulla crisi del debito resta alle stelle. Più tardi, il premier rassicura con una telefonata a una manifestazione del Pdl a Monza: «Andiamo avanti e vediamo di superare lo scoglio del voto di fiducia nei prossimi giorni». Se accadesse un ribaltone, che «portasse la sinistra» al governo, «non saremmo in democrazia». E' più che mai ottimista sul d-day: «Avremo la maggioranza» anche per fare le riforme che l'Europa «ci chiede».