PESCARA. Ancora diciotto mesi alla guida del Comune, e poi «buone letture» per ricaricare le pile e tentare la sfida della Regione. Luciano D'Alfonso sceglie un confronto con la carta stampata, ospitato negli studi di Rete 8, per dire alla città che quello che scadrà fra un anno e mezzo sarà il suo unico mandato da sindaco. Niente bis, nonostante la disponibilità «a fare la mia parte» perché il centrosinistra confermi la vittoria nell'ex roccaforte della Casa delle libertà. «Lo dico da tempo» confessa il primo cittadino, «mi piacerebbe un'esperienza nell'ente Regione.
«Ma non da leader: mi auguro che il centrosinistra trovi la guida e la coalizione per confermarsi al governo di Pescara».
UN RUOLO ALLA REGIONE. Il cammino politico di Luciano D'Alfonso è invece destinato ad incontrarsi ancora una volta con quello della Regione, dopo lo sbarramento imposto nel 2005 dal centrodestra con la contestata legge anti-sindaci voluta proprio per tagliare le gambe - contestò l'allora opposizione ulivista - ad una candidatura che faceva paura.
E fu proprio quella legge ostruzionistica ad aprire le porte della Regione ad Ottaviano Del Turco, il nome ritenuto più spendibile in quei giorni dell'emergenza tra gli alleati dell'Unione.
IL RITORNO AL PARTITO. Ma fra l'ultimo scampolo del quinquennio dalfonsiano e l'avvio della campagna per le regionali, Luciano D'Alfonso non resterà a guardare alla finestra. Certo, ci saranno «i buoni libri per non arrugginirsi», ma il sindaco tornerà soprattutto ad occuparsi del suo partito, la Margherita. «Tornerò a dedicare subito del tempo affinché la Margherita riprenda l'azione politica, metta all'ordine del giorno il tema dell'impegno culturale, coltivi il dubbio e si ponga le domande. Bisogna tornare ad una buona selezione delle classi dirigenti» scandisce lui, «perché non siamo più un partito di reduci e combattenti con lo sguardo rivolto al passato né un movimento di boy scout. Siamo una grande forza con grandi responsabilità».
Il primo assaggio del ritorno di D'Alfonso sulla plancia di comando del partito di Rutelli e Marini in realtà è stato già offerto poche settimane fa, quando nella platea del cinema Massimo i maggiorenti della Margherita hanno sancito la leadership del sindaco nel partito.
Ma il vero battesimo del fuoco ci sarà il 26 gennaio, quando D'Alfonso chiamerà a raccolta l'ultimo segretario della Dc, Mino Martinazzoli e l'ex vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Virginio Rognoni, «il padre del documento identitario del Partito democratico» lo identifica D'Alfonso. Quello che si avverte oggi nella pancia della Margherita, ma anche del resto del centrosinistra, è d'altronde «un gigante bisogno di riflessione».
IL CASO MONTESILVANO. D'Alfonso non si nasconde dietro un dito e, sollecitato dalle domande dei cronisti presenti in studio, spiega cosa non ha funzionato a Montesilvano. «Sono sempre stato convinto che la pluralità delle idee e il confronto siano una ricchezza inestimabile. E penso che il confronto che avviene in una coalizione sia in grado di fortificare un'esperienza di governo. Ma a Montesilvano è mancata la coalizione, c'è stata una sorta di "gonfiezza". Non si è avvertito quel bisogno culturale di coalizione che invece avvertì il primo Alcide De Gasperi». Tutto ciò, però, nel pensiero del primo cittadino di Pescara non va frainteso: «Provo un grande dispiacere personale, prego il Signore affinché dia la forza a Cantagallo di spiegare quanto è accaduto».
LA FIRA E I FONDI POP. E' l'intera classe politica, sottolinea D'Alfonso, che tuttavia ora «deve ripensarsi». Ne è prova il caso Fira, «che fa pensare molto ai fatti del 1992» ma che nasconde un vizio di fondo: «La politica non può e non deve delegare tutto, in una sorta di terziarizzazione delle competenze. Gli enti terzi sono nati per far fronte a deleghe straordinarie, non certo per questioni ordinarie. Ma quando ci si affida a enti terzi» dice il sindaco «bisogna soprattutto fare come nelle aziende: bilanci, riunioni, verifiche. Solo così si può garantire il buon funzionamento delle strutture».
IL COMUNE. Una prassi, quella della verifica permanente, «che non se sia stata fatta ovunque, ma che a Pescara è realtà in tutti i campi». Negli ultimi diciotto mesi che restano da sindaco, D'Alfonso affronterà alcuni passaggi cruciali sul piano amministrativo, come l'inaugurazione dell'ex Aurum, la realizzazione di un grande parcheggio di scambio al confine con San Giovanni Teatino e l'ideazione di una seconda casa di riposo comunale. Ma non solo: «L'Udeur» ha annunciato «entrerà in giunta».