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Data: 09/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Altri dissidenti pdl bussano al Terzo Polo. Le minoranze a Schifani: via libera del Senato alla legge di stabilità entro sabato

ROMA - Bruciare le tappe e svuotare il Pdl. E' su queste due direttrici che si svilupperà l'offensiva delle opposizioni per costringere Silvio Berlusconi a passare definitivamente la mano. Le prossime due settimane sono decisive e Pd e Terzo Polo lavorano per non farsi dettare l'agenda dal premier e per arrivare a quel governo di larghe intese che hanno individuato come soluzione per uscire dalla crisi.
La prima mossa sarà messa in campo oggi nella Conferenza dei capigruppo del Senato: le opposizioni chiedono che la legge di stabilità abbia un iter rapidissimo e vogliono un impegno a chiudere tutto (sia l'esame in commissione che quello in Aula) già per questa settimana. Stessa cosa accadrà quando il provvedimento arriverà alla Camera. Lo schema sarà quello di luglio, quando Pd, Terzo Polo e Idv consentirono il via libera in Parlamento alla manovra economica rispondendo all'appello di Giorgio Napolitano: rinunciarono all'ostruzionismo ed evitarono di votare contro. Pier Luigi Bersani, dopo un vertice serale con i capigruppo di Camera e Senato, Dario Franceschini e Luigi Zanda, conferma: «Ci riserviamo un esame rigoroso del contenuto del maxiemendamento alla legge di stabilità per verificare le condizioni che ne permettano, anche in caso di una nostra contrarietà, una rapida approvazione».
Messa in un cassetto la mozione di sfiducia (già scritta) che sarebbe servita nel caso in cui Berlusconi avesse manifestato la volontà di andare avanti con questo governo, ora le opposizioni devono presidiare il campo: vogliono cioè evitare che il Cavaliere sfrutti il tempo a sua disposizione per tentare una nuova campagna acquisti. Continua allora il lavoro del Terzo Polo per convincere i cosiddetti malpancisti del Pdl a lasciare il gruppo azzurro. L'argomento principe: l'unica soluzione che il Cavaliere offre è quella del voto anticipato. Le grandi manovre sono in corso e in serata parlamentari di Futuro e libertà fanno sapere che ben sette colleghi del Pdl (che ieri hanno votato a favore del governo) sono pronti a passare con il Terzo Polo. Tutto ciò dovrebbe convincere il Cavaliere (tra 15 giorni se tutto va come sperano le opposizioni) che non c'è più spazio di manovra, che lo smottamento nel Pdl è inarrestabile e che è arrivato il momento di farsi da parte. Tutto ciò senza forzare troppo la mano, dicono parlamentari dell'Udc, perché nessuno vuole stravincere e umiliare il Cavaliere.
Lo sbocco dell'operazione dovrebbe portare alla formazione di un governo di responsabilità nazionale (appoggiato anche dal Pdl o comunque da larghissimi settori di quel partito) guidato magari da Mario Monti, sbarrando la strada al voto anticipato in primavera o addirittura a gennaio. Non a caso nel Terzo Polo si legge con soddisfazione il passaggio del comunicato del Colle in cui si dice che, dopo le dimissioni di Berlusconi, il capo dello Stato «procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione». Se poi il percorso per un nuovo governo si rivelasse impraticabile, Pd e Terzo Polo si dicono prontissimi ad affrontare la prova delle urne. E, soprattutto tra i democratici, c'è chi dice che quest'approdo non sarebbe poi una cattiva notizia.

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