ROMA - Gruppi che nascono, fronde che s'intrecciano, nuovi traditori che non escono allo scoperto ma aspettano di farlo quando e se il quadro sarà meno pasticciato, anime che vagano, paure, dubbi. Una sola certezza, ormai anche dentro il Pdl che non si sente più vincolato alla parola del capo: vade retro elezioni. E di fatto, le elezioni sembrano proprio sfumate. Si diceva, nella mattinata di ieri, che i no-isti (no, il voto, no e poi no) fossero una trentina. E invece sono di più, e crescono con il passare delle ore e con l'afflosciamento coatto dell'ardore elettoralistico del Cavaliere. Basta seguire i movimenti di Scajola, fra una riunione e l'altra, il quale in Transatlantico conduce un personale sondaggio, chiedendo ai colleghi che gli si avvicinano: «Ma tu sei sicuro di voler distruggere il Paese andando alle elezioni anticipate o vuoi restare un altro anno qui?». Alla parola elezioni, quelli sgranano gli occhi come se avessero visto il diavolo. Intanto Isabella Bertolini, ex super-azzurra e poi una dei firmatari della famosa lettera dell'Hotel Hassler, sta raccogliendo altre firme in sostegno di un governo istituzionale. E allo stesso tempo Verdini, incontrando fuori dal palazzo dei gruppi parlamentari, alcuni frondisti dell'Hotel Hassler fra cui Gava e Destro, dice loro dopo aver fiutato il clima generale: «Capisco le vostre ragioni. Comincio a pensare anch'io che la soluzione migliore sarebbe un governo istituzionale».
Occhio agli scajoliani. Sono mobilitatissimi. Se Berlusconi si impunterà, ma così ormai non parrebbe, gli amici dell'ex ministro formeranno un gruppo separato dal resto del partito: così parteciperanno alle consultazioni sul Colle. Un governo post-Cav, visto come il fumo negli occhi da ministri pesanti. A cominciare da La Russa, che ha fatto scoppiare la bombetta degli ex An inviperiti contro il governo tecnico.
Intanto, Gava, Antonione, Sardelli, Destro, Mannino, Buonfiglio, Pittelli, Milo, i quattro sicilianisti del Mpa e chi si aggiungerà presentano un altro gruppo autonomo: Costituente popolare. Sono invitati ad aderire tutti i deputati del Pdl - se il Pdl non abbandona definitivamente l'ipotesi delle urne anticipate - per salvare il Paese. Anche al Senato è in corso la grande operazione delle scomposizioni nel partitone azzurro e delle ricomposizioni in assetti diversi. Coinvolti senatori come Orsi, Lauro, Boscetto, Armosino e tanti altri in un nascente gruppo post-berlusconiano: in regia, Pisanu e Saro. Il quale spiega: «In pochi giorni nascerà un nuovo governo e alla fine anche Berlusconi sarà a favore di questo esecutivo Monti o Amato». Il siciliano Miccichè, a capo dei suoi sette deputati arancioni, è stato uno di quelli che per primo ha rotto gli argini (poi frenando un po').
Il «voterei un altro governo» s'è rivelato un tam tam parlamentare che - insieme al ben più importante e decisivo tonfo in Borsa di Mediaset - è arrivato in diretta alle orecchie di Berlusconi, convincendolo a rivedere le sue posizioni. Un coro di questo tipo: «Nei momenti gravi - spiega l'onorevole Stradella, moderato ex democristiano piemontese, che già non ha votato il rendiconto dello Stato l'altro giorno - non devono prevalere le appartenenze ideologiche. Serve un governo di salvezza nazionale, con o senza Berlusconi. Non si può andare avanti così, costringendo a entrare in aula anche ai deputati che hanno la cacarella o non si reggono in piedi». Mazzuca: «Voto qualsiasi governo, basta che sia di larghe intese». Traditore? «Macché. Sono per il buon senso, che è una categoria sovra-politica». Cazzola: «Serve un governo del presidente, guidato da Monti o da altri. Venga alla Camera e dica: «Cari amici, la linea è questa. Ve la prendete e ve la portate a casa. Come vuole l'Europa».
Dunque, ieri, non è stata a Montecitorio la giornata delle congiure violente o dell'accoltellamento di Cesare (Silvio), ma quella della rivolta popolare senza spargimenti di sangue. Se così non fosse stato, era già pronta - nelle conversazioni da Transatlantico - la giustificazione teorica del tradimento, secondo la tesi di Borges su Giuda: senza l'Iscariota, Gesù non sarebbe morto e non sarebbe risorto.