ROMA - Un lungo applauso ha salutato l'ingresso di Mario Monti nell'Aula di palazzo Madama per partecipare alla sua prima seduta da senatore a vita e per dare inizio a una carriera politica che lo vede da subito proiettato verso la carica di presidente del Consiglio. Il professore ha risposto con un accenno di inchino al caloroso benvenuto rivoltogli dal presidente del Senato, Renato Schifani, ed ha scambiato strette di mano con numerosi colleghi di laticlavio. Prima ad abbracciarlo, Emma Bonino, commissaria della Ue con lui negli anni '90.
Dovendo adempiere alle pratiche procedurali seguenti alla sua nomina, Monti si è trattenuto assai poco nell'Aula convocata per licenziare con assoluta urgenza la legge di stabilità, dalla cui approvazione - oggi alla Camera il voto definitivo - discendono le dimissioni di Silvio Berlusconi che lascerà all'economista bocconiano la poltrona di palazzo Chigi.
E infatti nella tarda mattinata del, secondo la cabala, fatidico 11 - 11 - 11 il Senato ha stabilito una sorta di record licenziando una legge di stabilità - quella che una volta si chiamava Finanziaria - che solo il giorno prima languiva in commissione in estenuante attesa del maxiemendamento con le misure richieste dall'Ue all'Italia. 156 i sì, 12 i contrari e un astenuto, che secondo il regolamento di palazzo Madama equivale a voto contrario, è stato il risultato del voto con qualche precisazione postuma: infatti l'unico astenuto, il senatore Paolo Tancredi del Pdl, ha spiegato di essersi sbagliato perché avrebbe voluto votare a favore, come a favore avrebbe voluto votare Beppe Pisanu, ma la cui tessera non ha funzionato. Un'altra senatrice del Pdl, Diana De Feo, non è riuscita a raggiungere la postazione in tempo per votare. I senatori dell'opposizione, per favorire la celere approvazione del provvedimento, non hanno preso parte al voto.
Va notato che il risultato raggiunto dalla coalizione di governo (156), anche con l'apporto dei tre che non hanno potuto esprimere il loro voto, sta sotto la soglia della maggioranza assoluta che a palazzo Madama è di 312 voti, calcolando anche i senatori a vita.
Nel frattempo, il Consiglio dei ministri si riuniva nella sala riservata al governo a palazzo Madama per l'approvazione della Nota di variazione al bilancio legata alla legge di stabilità. Consiglio presieduto dal ministro più anziano, Altero Matteoli, essendo il premier Berlusconi febbricitante dal giorno precedente. Successivamente l'Aula del Senato approvava con 153 sì, 11 no e 3 astenuti la legge di Bilancio, spedita di gran carriera, assieme a quella di stabilità, alla Camera.
Sarà infatti compito di Montecitorio affrontare un altro esame con tempi da Guinness dei primati. Già nella serata di ieri la commissione Bilancio della Camera ha iniziato l'esame del testo arrivato dal Senato, dando per scontato che nessuna modifica sarà apportata per evitare un ritorno della legge nell'altro ramo del Parlamento. Oggi il ddl arriverà in Aula dopo mezzogiorno per essere fulmineamente votato entro le due. Il fatto consentirà, secondo il calendario fissato al Quirinale, le dimissioni di Berlusconi e la legge di stabilità, con i suoi attesi contenuti, potrà essere da lunedì mattina all'esame dei mercati.