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Data: 12/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
I nodi: lavoro, pensioni e patrimoniale. Il programma del nuovo governo dovrà dare risposte all'Ue mantenendo l'equità sociale

MILANO. «Un lavoro enorme da fare». Si parte da queste parole per capire che, arrivati a questo punto, c'è proprio tutto da rifare. E dunque il lavoro sarà davvero «enorme» per Mario Monti che se si insedierà a Palazzo Chigi, dovrà per forza ispirarsi alla lettera che nell'agosto scorso la Bce ha mandato al governo Berlusconi. E alle recenti richieste circa l'attuazione delle promesse fatte dall'Italia all'Europa. Riforme e sacrifici, dicono alcuni. «Ma sacrifici per tutti», replicano altri. Naturalmente il futuro capo di governo dovrà tener conto (e non avrà vita facile) delle componenti parlamentari che si impegnano a sostenerlo, il Pd e il Pdl, il diavolo e l'acqua santa.
In cima alla lista c'è l'imposta patrimoniale, dalla quale si potrebbero ricavare molti soldi. Ma su questo punto mondo politico e molti economisti sono divisi. Ma vediamo più in dettaglio che cosa ci chiede l'Europa.
Intanto le privatizzazioni dalla quali l'Italia vorrebbe ricavare 5 miliardi all'anno (non resta molto da privatizzare, a parte le quote del governo in Enel ed Eni). Poi Monti dovrà dire come, a partire dal prossimo anno, intenderà tagliare il debito pubblico (ora a 1.900 miliardi). Bisognerà toccare le pensioni e qui si arriva alle dolenti note. «Non saranno mai un terreno su cui fare cassa e trovare risorse», ha detto ieri la Camusso (Cgil). Ha aggiunto Angeletti (Uil): «Se si riformano le pensioni bisognerà uniformare i trattamenti previdenziali di tutti gli italiani, politici inclusi. Non si può discutere delle pensioni degli operai e basta».
Altro tema importante per l'Europa è il pareggio di bilancio inserito nella Costituzione. Quanto tempo ci vorrà per fare questa modifica? Il progetto era di raggiungere il pareggio nel 2013, ma è un traguardo ambizioso. Si dovrà intervenire anche sulla tassazione del lavoro ed, eventualmente, abbassare le imposte che ora gravano sulle buste paga e alzare, invece, le imposte sui consumi (cioè l'Iva), ma così c'è il rischio di deprimere ancora di più la spesa degli italiani.
L'Europa vuole risposte sullo sviluppo del Mezzogiorno, sull'occupazione giovanile e femminile e, soprattutto, sulla possibilità di licenziare i dipendenti «per motivi economici». E poi ci sarebbero i servizi pubblici da liberalizzare e dovrebbero essere abolite le barriere di accesso alle professioni. E ancora: bisogna aiutare tante piccole imprese ad aumentare il loro capitale, sveltire la giustizia civile, rendere più moderna la pubblica amministrazione e tagliare i costi della politica. «Un lavoro enorme da fare», ha detto Monti. L'Europa aspetta un segnale a stretto giro di posta.

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