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Data: 12/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni, oltre all'anzianità torna l'ipotesi del contributivo. La possibile riforma ripartirà dalle opzioni scartate in estate (Pensioni di anzianità - i requisiti attuali)

ROMA In fondo, non c'è molto da inventare: i possibili interventi sul nostro sistema previdenziale sono già stati esplorati e sviscerati durante la lunga estate delle due manovre: per poi essere sostanzialmente accantonati di fronte alle resistenze politiche e sindacali. Così, se il prossimo governo deciderà di riprendere in mano il dossier previdenza, non potrà che ripartire da queste ipotesi, che ruotano da una parte sulle pensioni di anzianità, dall'altra sulla velocità con cui andranno a regime riforme già adottate (dal passaggio al sistema contributivo all'unificazione dell'età di vecchiaia tra uomini e donne). Alcune di queste modifiche potrebbero garantire consistenti risorse finanziarie anche a breve termine.
Anzianità. Il sistema di regole attuale è quello disegnato dall'accordo del 2007 tra le parti sociali e l'allora governo Prodi. Le possibilità sul tavolo sono sostanzialmente due, una più morbida ed una più radicale. La prima consiste nell'accelerare la «scaletta» oggi prevista, anticipando l'entrata in vigore dei requisiti che sarebbero richiesti nel 2013, anno finale della progressione. Così si potrebbe applicare già dal prossimo anno la quota 97 per i lavoratori dipendenti (62 anni di età e 35 di contributi oppure 61 e 36) e la quota 98 per gli autonomi. Ma sarebbe anche possibile proseguire - ed è questa la seconda opzione - richiedendo dal 2013 un'ulteriore incremento di un anno dell'età minima, fino ad arrivare nel 2015 a 64-65 anni in prossimità di quota 100: il che vuol dire di fatto quasi eliminare le pensioni di anzianità. Da un intervento di questo tipo, calcolato sui soli trattamenti Inps, si potrebbero ricavare 385 milioni già dal 2013, risparmio destinato a crescere a 1,1 miliardi nel 2015 e a quasi 2 nel 2017.
Speranza di vita. Dal 2013 partiranno gli effetti di un'altra riforma previdenziale, quella che incrementa l'età di uscita dal lavoro in base all'aumento della speranza di vita. In quell'anno è previsto un primo gradino di 3 mesi; gli altri, da applicare con cadenza triennale, saranno determinati in base agli effettivi andamenti demografici. Questo processo potrebbe partire nel 2012, con un anno di anticipo rispetto a quanto già deciso.
Vecchiaia donne. In estate è stato definito uno schema piuttosto graduale che nel 2026 dovrà portare, anche grazie agli incrementi della speranza di vita, ad una uguale età per la pensione di vecchiaia di uomini e donne, con un'uscita dal lavoro effettiva intorno ai 67 anni (nella legge di stabilità è stata poi inserita una clausola che rende certo ex ante questo percorso. Anche questo capitolo potrebbe avere un'applicazione accelerata: ad esempio con un gradino di un anno ogni due a partire dal 2012, che porterebbe all'obiettivo già nel 2020.
Contributivo. Almeno sulla carta, sarebbe l'intervento in grado di mettere insieme il maggiore consenso: su una correzione del genere già nei giorni scorsi si è detto pronto ad avviare il discorso anche il Pd. Concretamente, si tratterebbe di accelerare gli effetti della riforma approvata nel 1995 dal governo Dini. Un progetto ambizioso che però si applica solo a coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1978 e che quindi tocca in misura limitata chi attualmente è vicino alla pensione; e che è stato per di più indebolito in alcune sue parti dalla riforma Maroni-Tremonti del 2004. Con il contributivo l'importo della pensione dipende dai contributi effettivamente versati in tutta la carriera lavorativa, e dalla speranza di vita al momento del pensionamento: è un sistema flessibile che permette a chi vuole lasciare il lavoro un po' prima di farlo, accettando però una decurtazione dell'assegno. L'idea sarebbe applicare a tutti il contributivo ma pro rata: di fatto la pensione sarebbe composta di due quote, la prima derivante dai contributi versata finora e calcolata con il retributivo (cioè in base agli ultimi dieci anni di stipendio), la seconda con il nuovo sistema. Per chi ha pochi anni ancora da lavorare la conseguenza sulla pensione sarebbe limitata, mentre gli effetti finanziari complessivi crescerebbero gradualmente.

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