ROMA - Se l'Italia è arrivata sull'orlo del burrone, la colpa è solo di Silvio Berlusconi e del governo uscente, e dunque il Pdl non può sottrarsi alle proprie responsabilità. Pier Luigi Bersani richiama all'ordine il partito del Cavaliere: ora bisogna salvare il Paese e le forze politiche devono sostenere il tentativo di Giorgio Napolitano di portare Mario Monti a palazzo Chigi. Con il segretario si schierano i big del Pd a partire da Massimo D'Alema e Walter Veltroni. Se il primo striglia i berluscones invitandoli a rimediare «dopo tutti i guai combinati in questi anni», l'ex sindaco di Roma lancia un vero e proprio appello: «Di fronte al pericolo del tracollo del Paese, tutti favoriscano la nascita del nuovo governo».
Quello che sta succedendo nel partitone azzurro viene letto dai democrat con più di un sospetto: le correnti del Pdl sono in guerra, è il ragionamento, ma tutto questo agitarsi (e far circolare i nomi di Angelino Alfano o Lamberto Dini come possibili premier) nasconde la volontà del Cavaliere e dei vari capibastone di conservare qualche rendita di posizione nella trattativa sulla formazione del governo. Ed è anche un tentativo per non rompere definitivamente con la Lega. Insomma, al Nazareno (sede del Pd) quasi nessuno è convinto che Berlusconi e i suoi si spingeranno fino a negare il sostegno a Monti e, soprattutto, a ostacolare la road map indicata dal Quirinale.
Dunque Bersani tira dritto con la linea tracciata da tempo, e cioè quella del pieno sostegno al governo del presidente della Bocconi per far uscire l'Italia dalla tempesta della crisi. Tutto ciò con paletti ben precisi: le riforme che saranno messe in cantiere, dalle pensioni al mercato del lavoro fino al fisco, dovranno avere una forte impronta di equità sociale; la squadra di Monti dovrà segnare una netta discontinuità con l'esecutivo uscente (quindi niente nomi di ministri berlusconiani) e dovrà avere un deciso profilo tecnico. Quest'ultimo è uno snodo che provoca qualche malumore nel Pd. D'Alema è schierato con il segretario («i partiti facciano un passo indietro»), così come Rosy Bindi: «Preferiamo un esecutivo di tecnici». Ma le varie anime democrat non sono tutte d'accordo e il leader prova a mediare. Dunque non si esclude la presenza nel governo di qualche personalità politica, anche se gli uomini di Bersani precisano: «Non chiediamo nessun elemento di garanzia, per noi la garanzia si chiama Monti».
Il vertice democratico è consapevole che la strada che porta l'ex commissario Ue a palazzo Chigi non è tutta in discesa e che il partito dovrà affrontare più di una difficoltà. Intanto c'è la necessità di preservare l'alleanza con Idv e Sel. Poi ci sono il timore di scoprirsi a sinistra e il rischio che una parte dell'elettorato non condivida il rigore delle misure che il nuovo governo metterà in cantiere. Non a caso, dopo avere incassato il sì di Nichi Vendola a Monti, ieri è arrivato anche quello, condizionato, di Antonio Di Pietro. Il leader dell'Idv si era smarcato giovedì, Bersani lo ha chiamato ieri e gli ha chiesto di ripensarci. Questo, mentre Dario Franceschini avvertiva: se Tonino si chiama fuori, non ci saranno alleanze in futuro. Il pericolo, per ora, rientra. Ma contestualmente si apre un altro fronte: la Cgil non firma l'appello di tutte le parti sociali contro il voto anticipato e anzi Susanna Camusso incalza: «Questo governo vada a casa e si facciano subito le elezioni anticipate».
Un'opposizione della Cgil al governo Monti complicherebbe la navigazione del Pd. Bersani prova a rassicurare gli elettori e le anime del partito: «Non facciamo grandi coalizioni né l'unità nazionale. Quello che nascerà sarà un governo di emergenza e di transizione, così come chiede Napolitano. Se non prendiamo la strada giusta, la situazione si farà drammatica». Insomma, adesso l'emergenza è questa, l'Italia si deve rialzare. Dopo, quando la tempesta sarà passata, ci saranno le elezioni, e ogni partito riprenderà al sua strada. Il messaggio del leader del Pd è chiaro: «La ricostruzione andrà fatta dopo il passaggio elettorale che, comunque, non è lontanissimo».