Il Comune: benefit da tagliare, incompatibili con la crisi
All'Atac questa voce costa 2,7 milioni e spiccioli l'anno. Non parliamo di spese di manutenzione straordinaria, né di contratti per autisti e macchinisti, e nemmeno di investimenti su nuovi mezzi da mettere in circolazione per svecchiare il parco circolante. Sul bilancio dell'azienda, in profondo rosso, ogni mese vanni a pesare 212 mila euro di compensi «ad personam», sostanzialmente dei benefit concessi al di fuori dei contratti collettivi e degli accordi aziendali a ben 624 dipendenti. Tutti amministrativi (dirigenti, quadri e impiegati) che hanno ottenuto queste aggiunte di stipendio nel corso degli anni (e delle diverse gestioni dell'Atac): 352 hanno ottenuto questa maggiorazione durante le passate amministrazioni capitoline, gli altri dopo l'insediamento dell'attuale.
In tempi di vacche magre, e di trasporto pubblico a rischio, l'amministrazione capitolina e l'azienda puntano a rivedere questa voce. Che, peraltro, «non riguarda nessun autista, macchinista, operaio o manutentore», osserva l'assessore capitolino alla mobilità Antonello Aurigemma. Carlo Tosti, amministratore delegato Atac, è netto: «In questi compensi ad personam, che sono stati concessi negli ultimi 15 anni, ho riscontrato alcune situazioni anomale». L'obiettivo di Tosti è invece quello di «restituire aspetti etici, meritocratici e di correttezza» ai rapporti industriali, per ridare «credibilità».
Che quello dei benefit non sia più un argomento tabù lo dimostra lo stesso atteggiamento dei sindacati. L'accordo sulla riapertura della trattativa con l'azienda sulla contrattazione secondaria, che procederà a ritmi serrati a partire da lunedì, si basa proprio su una doppia apertura: l'azienda ha ritirato la lettera con cui disdiceva gli accordi integrativi aziendali, la rappresentanza dei lavoratori ha accettato di discutere di benefit, permessi sindacali e riorganizzazione. Con una scadenza ben delineata: entro il 25 novembre si dovrà raggiungere l'intesa, anche perché lo stop ai compensi ad personam dovrebbe scattare il 1° dicembre.
«Credo che i benefit concessi ad personam negli anni passati siano incompatibili con l'attuale momento economico generale e con la situazione del trasporto pubblico in particolare - sottolinea Aurigemma - Peraltro l'eliminazione di questi compensi extra non toccherebbe macchinisti, autisti e operai. Ossia quei lavoratori che, in passato, hanno sempre pagato in prima persona le scelte sbagliate dell'azienda». L'assessore ha scritto una lettera all'Atac, chiedendo espressamente di intervenire proprio su questa voce.
Il management di via Prenestina ha risposto a stretto giro: «Abbiamo chiesto una relazione al direttore delle risorse umane, che ci ha fornito il quadro completo di questi compensi ad personam - spiega l'ingegner Tosti - Va detto che il tavolo con i sindacati si è avviato con serenità e ci auguriamo di trovare rapidamente soluzioni efficaci e condivise». Nella lettera inviata dall'Atac ai dipendenti, poi ritirata, l'azienda aveva comunicato ai 12 mila dipendenti che a partire da gennaio non sarebbero stati più applicati i contratti integrativi. Accordi che risalgono a oltre 10 anni fa e che andrebbero ridiscussi. La decisione sarebbe andata a colpire in modo sensibile le retribuzioni di impiegati e manutentori e comporterà anche un aumento delle ore di lavoro - da 37 settimanali e 39 - a partire dal 10 dicembre.
D'altronde, l'azienda paga un parco macchine sempre più vecchio (8,5 anni in media per bus e tram). I tagli imposti dalla legge di stabilità ricadranno sull'azienda per circa 60-70 milioni, a cui si aggiungono le forti incertezze sul recupero dei circa 200 milioni di crediti vantati nei confronti della Regione. Una situazione che rende ancor più impervio il compito dei nuovi vertici di via Prenestina, chiamati a risolvere problemi accumulatisi nel corso degli anni.