PESCARA. «Non posso negarlo: dalla legge finanziaria ci aspettavamo molto di più. E lo dico da parlamentare leale del centrosinistra». L'ex segretario radicale Daniele Capezzone, presidente della commissione attività produttive della Camera dei deputati, non poteva essere più diretto. Invitato assieme al viceministro allo sviluppo economico Sergio D'Antoni a chiudere il seminario sulla finanziaria promosso dalla fondazione Europa prossima ieri a Pescara, Capezzone ha raccolto e fatto propri gli interventi polemici che lo avevano preceduto, quelli del presidente regionale dei giovani di Confindustria Michele Russo e del presidentre della consulta Piccola impresa di Pescara, Enrico Marramiero.
«Hanno ragione» ha detto Capezzone nel dibattito condotto dal vicecaporedattore del Centro Pasquale Galante, «siamo reduci da un documento di programmazione economica e finanziaria, redatto in estate, che dava indicazioni chiare: tagli alla spesa, liberalizzazioni, modernizzazione. E fra chi crede che sia peccato mortale tagliare la spesa e chi invece pensa che lo sia alzare le tasse, io scelgo i secondi».
Per Capezzone con questa finanziaria l'Italia sta perdendo una grande occasione: «Bisognava approfittare della prima manovra della legislatura e di una leggera ripresa economica» ha detto di fronte alla platea di dirigenti politici e imprenditori chiamati a raccolta dal presidente di Europa prossima, Marco Presutti, «anche per ridurre il grande divario che c'è in Italia fra i figli di abbienti e quelli dei meno abbienti».
Ma dal dibattito è emersa una pluralità di opinioni. Se Russo e Marramiero non hanno salvato quasi nulla, per D'Antoni, l'altro ospite d'eccezione dell'auditorium Petruzzi, questa Finanziaria è «l'unica possibilità». D'Antoni ha ricordato «la pesante eredità» del passato, e soprattutto ha sottolineato la necessità di fare bene i conti: «Dell'importo complessivo, 15 miliardi sono necessari per rispettare i patti che Berlusconi ha sottoscritto con Bruxelles e 10 per fare funzionare lo stato. Restano 9 miliardi, la vera entità della nostra manovra». Che punta «al necessario risanamento dei conti, ma anche allo sviluppo, al Mezzogiorno. E saranno proprio le regioni del Sud come l'Abruzzo a beneficiare di queste opportunità di rilancio».
Il «polverone che alimenta l'egoismo sociale si poserà, ed emergerà come l'Abruzzo in questi anni sia tornato ad essere più sud che nord» ha detto d'altronde la segretaria dei Ds Stefania Misticoni.
Un percorso al rovescio, quello dell'Abruzzo, iniziato «con la scelta scellerata degli allora ministri Pagliarini e Mastella di escluderci dall'Obiettivo 1» ha ricordato Giorgio D'Ambrosio, parlamentare dell'Ulivo. «Ma ora», ha scandito il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, «bisogna guardare avanti, all'Europa dei virtuosismi che ci insegna che quando le risorse sono poche, se ne possono liberare altre con la qualità della classe dirigente e la chiarezza degli obiettivi. Ma c'è anche bisogno», ha sottolineato, «di politiche industriali».