Gli appelli di Silvio Berlusconi, che li invitati ad appoggiare un governo guidato da Mario Monti, sono caduti nel vuoto. Perché la Lega resta convinta della sua posizione: «Ferma opposizione» a un esecutivo tecnico, come afferma lo stesso leader del Carroccio, Umberto Bossi. «Come si fa a sostenere un governo - prosegue - che farà portare via tutto e privatizzare le municipalizzate?». E anche i rapporti con il Pdl possono essere sottoposti a revisione: «Rompere con Berlusconi? Vedremo», continua Bossi.
Maroni: la Lega non cambia idea. Tosi: non ci spaventa andare da soli
La Lega si è ricompattata su questo fronte, sul quale era stata indetta una breve riunione del gruppo alla Camera nel primo pomeriggio. Infatti anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha ribadito che «la posizione della Lega rimane immutata. Non cambiamo idea ogni minuto siamo un partito serio che valuta e poi decide». Quando «la decisione è presa, o qualcuno ci fa cambiare idea o la decisione rimane. Mi pare - ha proseguito - che entro domani si deciderà». Maroni ha rimarcato che si «deve andare alle elezioni, la democrazia è questa. La democrazia - ha spiegato - non è mai un esercizio inutile; si pensava diversamente in altre epoche che per fortuna sono passate. In Spagna si è elogiato il Governo Zapatero perchè si è dimesso e sono andati alle elezioni. Ecco, le elezioni sono la risoluzione di tutti i problemi in Spagna e lo si è sottolineato più volte a Berlusconi. Perchè non deve essere così anche qui?».
«Andare avanti da soli non ci spaventa», ha rilanciato il sindaco di Verona, Flavio Tosi, per il quale «il passo indietro di Berlusconi è arrivato comunque «troppo tardi»: «Lo abbiamo fatto anche nel 2007. Se Lega e Pdl si dividessero a livello nazionale, è chiaro che diventerebbe una conseguenza quasi naturale».