Erano fusi, sul sagrato, i due popoli di Pescara. Gli operai e i professionisti, le casalinghe di Rancitelli e le signore del Rotary, gli imprenditori con villa sui Colli e gli ambulanti delle case popolari. Chissà quanti, tra loro, avevano conosciuto Glauco Torlontano in ospedale, chissà quanti l'ematologo-scienziato aveva curato con la stessa determinazione, ricchi e poveri resi uguali da una malattia grave come la leucemia che una volta significava la morte e dalla quale oggi, proprio grazie ai suoi studi, si può guarire. Chissà quanti lo avevano apprezzato, nella sua seconda vita, quando uscito dal Santo Spirito e dall'università, era entrato in politica, senatore e consigliere comunale nel centrosinistra. Chissà, quanti, infine, lo hanno accompagnato nelle ultime battaglie civili contro l'inquinamento. Erano in tanti, davvero in tanti, a San Cetteo e ognuno aveva il suo dolore.
La bara di rovere, coperta da rose rosse, è arrivata su una Maserati scortata da vigili urbani in alta uniforme, alle 15,25 la chiesa era già affollata. All'entrata e all'uscita l'hanno portata a spalla i colleghi discepoli: Giuseppe Fioritoni, Antonio Iacone, Paolo Di Bartolomeo, Marco Lombardo. In prima fila, da un lato, la vedova Teresa, i figli Giuliano, Massimo e Fabio. Dall'altro lato il Prefetto Vincenzo D'Antuono, accanto a lui Nazario Pagano, presidente del consiglio regionale e amico di famiglia. Dietro, il sindaco Luigi Albore Mascia. In ordine sparso, tra la gente comune, medici, politici, amministratori attuali e del passato. Qualche nome: l'ex procuratore Di Nicola, gli ex sindaci Pace e D'Alfonso, il presidente dell'Ordine dei Medici Lanciotti, l'imprenditore Marcotullio, l'ex Prefetto Gentile, il senatore Legnini. Accanto alla bara il gonfalone del Comune, lo stendardo della Fidas, la bandiera dell'Opera del Mutuo Soccorso.
Torlontano amava Mozart. L'organista Mauro Pappagallo ha suonato L'Ave verum corpus, preceduto dall'Overture della Traviata, seguito dall'Adagio di Albinoni, dall'Ave Maria di Mascagni, dalla Vergine degli Angeli, sempre di Verdi.
Don Giuseppe Natoli, abate della cattedrale ha commentato una lettura dell'Antico Testamento: «Preziosa agli occhi del Signore è la morte dei giusti». E un passo del Vangelo Giovanni: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, tornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via». Un ricordo personale: «Voglio parlarvi di un Torlontano che non conoscete, veniva spesso al centro Nazareth. Al sapere dei libri e della scienza univa maturità interiore, civica, religiosa, culturale. Conosceva la meditazione e la riflessione, cercava il senso della vita. E' la sapienza del cuore l'eredità che ci lascia».
Con Natoli hanno concelebrato Giuseppe Comerlati, vicario generale del vescovo e don Remo Chioditti, ex cappellano dell'ospedale. Quattro applausi, nel corso della funzione. La famiglia ha espresso due desideri: non fiori, non il rito degli abbracci sul sagrato. La salma è stata tumulata nella cappella di famiglia, nel cimitero dei Colli.
Tccante il ricordo di Massimo Parenti, presidente dell'Agbe: «Fu lui a spingermi ad avviare l'associazione dei genitori dei bambini malati di leucemia, fu prodigo in consigli e chiarimenti. E' scomparso un luminare, un amico dei bambini».