Don Giuseppe Natoli: «Lascia a tutti noi un testamento di valori interiori»
PESCARA. Con l'ingresso del feretro, portato a spalla dai suoi più stretti collaboratori, Giuseppe Fioritoni, Paolo Di Bartolomeo, Antonio Iacone e Domenico D'Antonio poco prima delle 15.30 di ieri è iniziato l'ultimo viaggio di Glauco Torlontano, per tutti «il professore».
Nella cattedrale di San Cetteo una folla commossa, aumentata con il passare dei minuti fino a riempire le tre navate, ha voluto dare il suo saluto a una figura chiave della storia della città e non solo. Per meriti professionali, politici e civili. Nelle prime file la moglie Teresa, una vita al suo fianco, i tre figli Giuliano, Massimo e Fabio, Nazario Pagano, il senatore Giovanni Legnini e gli amici e parenti più stretti. Più indietro tanti esponenti della politica di ieri e di oggi, i colleghi medici e tantissima gente che ha apprezzato le sue doti, soprattutto umane.
L'OMELIA. Nella sentita omelia, il parroco e amico di famiglia da molti anni, don Giuseppe Natoli ha ricordato come Torlontano fosse un uomo di valori.
«Accanto al sapere lui metteva la maturazione morale, non ha coltivato solo la sapienza della scienza, ma anche quella del cuore con la meditazione e la riflessione. A tutti noi lascia un testamento fatto di valori interiori che non può essere scalfito. Glauco ci ha insegnato che la vita non è nè una tragedia nè una farsa, ma una missione da compiere».
IL RICORDO. Prima del termine della celebrazione funebre, Giuseppe Fioritoni, insieme ad Antonio Lombardo il braccio destro di Torlontano nel reparto di Ematologia, ha voluto ripercorrere la splendida avventura percorsa insieme a lui.
«Lo conobbi nel 1968 e grazie a lui mi appassionai all'ematologia. Lui era innamorato dei globuli bianchi e le sue scoperte sono ancora oggi nei libri.
Nel 1973 poi iniziò quella che ritengo una esperienza memorabile, un gruppo di giovani cresciuto e diventato responsabile grazie a lui. Ci appassionammo tutti al suo ambizioso progetto, che era quello di trasformare l'ospedale da un posto adatto solo per le cure a un luogo dove si facesse ricerca. I risultati di quel reparto, divenuto una struttura di riferimento a livello italiano, sono sotto gli occhi di tutti».
Fioritoni era al Pronto soccorso l'altro ieri quando Torlontano si è sentito male: «Il destino ha voluto così. Ci siamo visti più volte negli occhi e credo gli abbia fatto piacere avere una persona amica negli ultimi istanti della sua vita. Per me rimarrà sempre il professore, ma oggi mi prendo una licenza e lo saluto come si fa con i grandi amici: ciao Glauco, rimarrai sempre nel nostro cuore».
LA GENTE COMUNE. «Era di una umanità unica», dice Alfonso, «lo incontravo sempre in bicicletta e ritengo fosse una persona davvero speciale, un piccolo grande uomo. Dovrebbero intitolargli una piazza qui a Pescara».
Il dolore della conoscente Olga: «Ho un vuoto dentro che mi fa morire», «mi aiutò molto in un periodo difficile della mia vita e lo fece mettendo, di tasca sua, dei soldi in una busta e non le dico quanti fossero».
I SALUTI. «Ricordiamo», dice il gruppo consiliare del Pd, «il suo grande impegno per le battaglie civili e scientifiche, sempre all'insegna dell'aiutare il prossimo e avvertiamo il grande vuoto lasciatoci dalla sua scomparsa». Per Carlo Masci «ha rappresentato una vera pietra miliare per la città di Pescara, un esempio da seguire. Perdiamo una persona che sarà ricordata per sempre».
Antonio Franchi, ricorda:«Oltre a essere un grande scienziato, è stato anche un grande politico».
Per Raffaele Delfino, «non era un uomo politico, ma uno scienziato, che ha dato molto non solo a Pescara, ma al mondo intero con la sua ricerca».