In particolare dopo il sì del Pdl e le dimissioni di Silvio Berlusconi. Compresa la formula del nuovo esecutivo: tutti ministri tecnici (sottosegretari compresi), salvo sorprese dell'ultima ora. Così hanno voluto Giorgio Napolitano e il Pd. Così Monti ha accettato di buon grado. «E' o non è il governo del presidente?!».
Oggi è il giorno dell'incarico. Già questa sera, con ogni probabilità, il professore annuncerà la lista dei ministri. Per questo, per bruciare i tempi e per arrivare domani con il governo fatto in modo da rassicurare i mercati finanziari, la giornata di ieri ha assistito alla prima pre-esplorazione della storia della Repubblica. Senza aver ancora ricevuto l'incarico formale, il premier in pectore ha lavorato a «un governo di lungo respiro e amplissima condivisione». Chi ci ha parlato l'ha descritto «super in palla». Forse anche perché sulla testa del professore sono calate nuove benedizioni internazionali: dalla presidente dell'Fmi Christine Lagarde («ha grande competenza»), all'ex premier inglese Tony Blair («ha capacità eccezionali»), al presidente francese Nicolas Sarkozy pronto, secondo Le Monde, a venire a Roma in compagnia di Angela Merkel per «dare sostegno visibile a Monti». Segno che la scommessa della credibilità è già vinta.
Lasciato l'hotel Forum alle nove e trenta del mattino, il primo step di Monti è stato l'incontro con Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta a palazzo Giustiniani. Nello studio che fu di Napolitano, il segretario e il vice del Pdl hanno chiesto «equità», liberalizzazioni, impegno per i giovani e hanno sollecitato «molta attenzione» sulle questioni dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori «per evitare conflitti sociali». «Monti ha ascoltato e recepito». Diverso l'atteggiamento del professore di fronte alla nuova richiesta di Bersani di «un governo squisitamente tecnico». Il premier in pectore ha provato a sondare l'opzione di un esecutivo-mix: «Sarei ben lieto di un impegno diretto della politica». Discorso che, in serata, ha fatto anche a Pier Ferdinando Casini, il leader dell'Udc. Obiettivo: rafforzare il governo e, soprattutto, soddisfare la richiesta di Silvio Berlusconi che voleva Gianni Letta nell'esecutivo. Ma da Bersani è arrivato un «cortese rifiuto». E Napolitano ha offerto sponda. Quella decisiva.
Alle undici è stato Mario Draghi a varcare il portone di palazzo Giustiniani. La visita del nuovo governatore della Banca centrale europea ha avuto il sapore di una nuova investitura internazionale. I due, che si conoscono bene, hanno parlato dell'agenda d'impegni. E delle nuove richieste all'Italia da parte di Bruxelles e della Bce. Riforme delle pensioni d'anzianità e del mercato del lavoro incluse. Insomma, hanno discusso di nuovi e urgenti interventi per garantire il pareggio di bilancio nel 2013 e per far ripartire la crescita: «L'enorme lavoro da fare» di cui Monti aveva parlato mercoledì a Berlino.
Solo dopo l'incontro con Draghi è stata diffusa la notizia del vertice con Bersani e Letta. Per una ragione diplomatica: Berlusconi scalpitava in attesa di un colloquio. Così, poco prima dell'una, è arrivato il comunicato per rassicurare il Cavaliere: «Monti andrà a pranzo a palazzo Chigi».
Nell'appartamento privato del premier, il professore è restato due ore. Presenti anche Gianni Letta e Angelino Alfano. Un pranzo in cui si è mangiato poco e discusso molto. Il Cavaliere è andato alla carica per mantenere il suo braccio destro a palazzo Chigi e ha chiesto garanzie sul fronte della giustizia e sulle aziende di famiglia. Traduzione: un Guardasigilli e un ministro dello Sviluppo a lui vicini. Più l'impegno che il nuovo governo non intervenga sulla riforma elettorale e i tetti pubblicitari. Raccontano che Monti abbia ascoltato. Concedendo qualche apertura. «Letta? Il Pd non vuole politici».
Un incontro particolarmente faticoso, visto che Monti subito dopo si è fatto portare all'hotel Forum dove alloggia. E lì è restato per quasi due ore, prima di tornare a palazzo Giustiniani. Negli uffici del Senato il professore ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Camera, Gianfranco Fini. E, verso le sette di sera, ha incontrato il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini. All'uscita, bocche cucite. Infine, mentre Berlusconi era ancora riunito con i notabili del Pdl, Monti alle otto è tornato in albergo. Ai cronisti si è limitato a rispondere con un «buonasera». Per poi regalare una battuta: «Sarete contenti, siete gli unici ad avere avuto una risposta così lunga».