ROMA - Se qualcuno immaginava un Giorgio Napolitano stanco e sfibrato dopo una giornata di intense consultazioni al Quirinale, culminate con l'incarico a Mario Monti giunto ieri sera poco prima delle venti, ha dovuto ancora una volta ricredersi. Il capo dello Stato ha preso la parola dallo studio alla Vetrata del Colle dopo il premier in pectore, esponendo con chiarezza il proprio pensiero sulla situazione politico-economica del paese nonché le ragioni che lo hanno spinto alla scelta di Monti, non mancando di rispondere con verve polemica alle domande di chi gli chiedeva ragguagli sui tempi del nuovo governo.
E' stata una dichiarazione ad ampio respiro quella di Napolitano, iniziata con un doveroso riconoscimento a Berlusconi per aver «correttamente rassegnato le dimissioni», ma sviluppatasi lungo un filone preciso. «A tutti gli esponenti politici ho espresso il mio convincimento - spiega Napolitano - che sia nell'interesse generale del paese sforzarsi di formare un governo che possa ottenere il più largo appoggio in Parlamento», sottolineando l'urgenza di alcune scelte «a partire dalle misure già concordate in sede europea deriva dalla gravità della crisi finanziaria e dai pericoli di regressione economica dinanzi a cui si trovano l'Italia e l'Europa».
Per quanto riguarda il nostro Paese c'è una particolare «fragilità»: il peso del debito pubblico, gli interessi sui BPT e il ristagnare dell'attività economica. Ergo: «occorre recuperare la fiducia degli investitori e delle istituzioni europee». Il capo dello Stato cita anche un dato concreto («Da domani alla fine di aprile verranno a scadenza quasi 200 miliardi euro di buoni del tesoro che bisognerà rinnovare») per trarne una conclusione politica: «Tentare in questo momento di evitare un precipitoso ricorso a elezioni anticipate e quindi un vuoto di governo è un'esigenza su cui dovrebbero concordare tutte le forze politiche e sociali».«In nome di questa esigenza - spiega ancora Napolitano - ho deciso di affidare a Monti l'incarico di formare un nuovo governo aperto al sostegno e alla collaborazione dalla maggioranza che ha vinto le ultime elezioni che dell'opposizione». Ma a questo punto l'intervento presidenziale si fa fortemente politico. Napolitano spiega di aver seguito «con scrupolosa imparzialità» il travaglio della maggioranza rispettando il ruolo del premier. «Ma non si tratta ora di operare nessun ribaltamento del risultato elettorale - assicura - né di venir meno all'impegno di rinnovare la nostra democrazia dell'alternanza». Si tratta solo di dar vita ad un governo che possa unire forze politiche diverse «in uno sforzo straordinario» che l'attuale emergenza esige. Il confronto a tutto campo riprenderà appena la parola tornerà ai cittadini.E' un tentativo difficile - ammette Napolitano - dopo anni di scontri e di inascoltati appelli alla moderazione, alla coesione su scelte di fondo. Ma rispettando le decisioni che spetteranno al Parlamento, il capo dello Stato confida che si voglia incoraggiare il tentativo di Monti, «personalità indipendente, rimasta sempre estranea alla mischia politica».Poi l'estremo appello: è giunto il momento della prova - sottolinea Napolitano - il momento della responsabilità. «Non è tempo di rivalse faziose né di sterili recriminazioni». E quando i cronisti gli chiedono se i tempi per la formazione del governo si allungano, Napolitano ha una reazione stizzita: «Se qualcuno s'inventa prima che si fa il governo in due ore i tempi risultano allungati. Mai è stato detto quanto tempo servirà. Monti farà tutto nel più breve tempo possibile. Governo tecnico o politico? «Deciderà Monti». Comunque Napolitano si dice fiducioso che il nuovo governo sia formato entro la settimana. Analoga irritazione il Colle mostra per il toto-ministri che impazza in queste ore. Quanto alla durata del nuovo esecutivo, Napolitano è cauto: «Dipenderà dall'azione di governo, alla reazione dei mercati, degli investitori, delle istituzioni».