ROMA.Un «programma importante e di sacrifici». Oggi alle 15 il premier incaricato Mario Monti ne discuterà con le parti sociali, e intanto circola sempre più insistentemente l'ipotesi di un decreto di fine anno per centrare l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Servono almeno 25 miliardi, anche se lo stesso Monti spiega che «è prematuro parlare di manovra aggiuntiva».
Accanto a un piano più spinto di dismissioni e liberalizzazioni già introdotte dalla legge stabilità, nel decreto potrebbero trovare spazio ritorno dell'Ici e patrimoniale, ma anche la riforma delle pensioni, soprattutto dopo che ieri anche la Corte dei conti - nella relazione sui conti 2010 dell'Inps - ha chiesto «l'applicazione immediata, universale e pro rata del metodo contributivo».
Ici e patrimoniale. Monti non ha escluso misure impopolari. Il ritorno all'Ici potrebbe essere una di queste. Secondo le stime del Tesoro, riapplicare l'imposta sulla prima casa abolita nel 2008 garantirebbe un gettito di 3,5 miliardi (3,7 secondo la Uil). Circola anche l'ipotesi di una revisione degli estimi catastali del 25-30% che avrebbe effetti proprio sull'Ici: tenendo ferma l'esenzione sulla prima casa, un incremento della rivalutazione del 5-10% vale circa mezzo miliardo, mentre arrivando al 15% il gettito supplementare sarebbe di 950 milioni.
Più complicato il discorso relativo alla patrimoniale. Sull'imposta che piace molto ai sindacati e sarebbe accettata anche da Confindustria, c'è infatti il veto del Pdl. Allo studio c'è comunque l'ipotesi di un prelievo sui grandi patrimoni: possibile un prelievo dell'1-1,5 per mille sui patrimoni superiori al milione di euro (il gettito stimato è di 6 miliardi all'anno), ma il rettore della Bocconi Guido Trabellini - possibile ministro dell'Economia - ha proposto un'aliquota del 5 per mille da applicare a tutti beni, immobiliari e mobiliari.
In arrivo anche norme anti-evasione attraverso la limitazione dei pagamenti in contanti. La soglia di tracciabilità potrebbe essere abbassata fino a 300 euro.
Pensioni. Quella arrivata ieri dalla Corte dei conti è l'ennesima certificazione della necessità di riformare il sistema previdenziale. Vista l'urgenza, anche queste misure potrebbero già rientrare nel decreto di fine anno. Si va da misure shock come l'abolizione completa dei trattamenti di anzianità a interventi scaglionati nel tempo come l'aumento graduale della "quota", vale a dire la somma di età anagrafica e età contributiva. Con un aumento di un anno dal 2012 in poi, nel 2015 si passerebbe dall'attuale "quota 96" a "quota 100". L'operazione garantirebbe un gettito di 390 milioni nel 2013, 970 milioni nel 2014 e 1,15 miliardi nel 2015.
Un'altra possibilità è quella di anticipare la soglia per l'uscita dal lavoro a 67 anni dal 2026 previsto nella legge di stabilità al 2020: il gettito aggiuntivo sarebbe di 2,5-3 miliardi.
Tagli alle agevolazioni. La lettera della Bce prevede il termine di gennaio 2012 per la road map della riforma fiscale da attuare entro il 30 settembre: se i tempi non saranno rispettati si procederà al taglio lineare delle agevolazioni fiscali che garantirà 4 miliardi nel 2012 e 20 nel 2013.
Flessibilità. L'Ue preme per la riforma del mercato del lavoro, che però difficilmente potrà essere inserita già nel decreto di fine anno. Il modello è quello della "flexsecurity": licenziamenti più facili in cambio di un rafforzamento degli ammortizzatori sociali.
Imprese e sindacati. Pieno appoggio da parte di Confindustria: «L'agenda di Monti è anche la nostra», sostiene Emma Marcegaglia che chiede «meno tasse per imprese e lavoro». Meno conciliante la Cgil: «Se si comincia dall'Ici si parte maluccio», commenta la segretaria Susanna Camusso per la quale la priorità è la patrimoniale. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni assicura che «sosterremo Monti a piene mani», ma frena sui licenziamenti, mentre Luigi Angeletti (Uil) chiede di puntare sulla crescita e accelerare sui tagli ai costi della politica.