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Data: 15/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Marcegaglia: abbassare i toni o ci salviamo tutti o nessuno. Camusso: serve la patrimoniale, no a pensioni e Ici

ROMA Andranno soprattutto per ascoltare. Poi, ovviamente, fisseranno anche dei paletti: alcuni noti, altri imposti dagli ultimi avvenimenti e dalle richieste dell'Unione Europeo. Per Confindustria e sindacati appuntamento con Mario Monti oggi pomeriggio alle 15 a palazzo Giustiniani. Su un punto, imprenditori e sindacalisti, c'è concordia: sono intenzionati a dare il pieno appoggio al premier designato perché l'emergenza non ammetteva e non ammette alternative. Tanto per essere chiari, da Emma Marcegaglia a Susanna Camusso passando da Bonanni e Angeletti, fin dal primo momento c'è stato un chiaro via libera a un esecutivo tecnico e un altrettanto chiaro «no» al voto. «Ora - dice il presidente d Confindustria - bisogna che i partiti pensino al bene del Paese e, quindi, che abbassino i toni». E avverte: «Dobbiamo supportare anche misure impopolari, perché qui o ci salviamo tutti, si salva il Paese o non si salva nessuno. Se non facciamo le riforme, l'Italia rischia di essere la causa di ulteriori problemi per i mercati finanziari e per l'euro». Certo l'Europa deve muoversi con maggiore sintonia, altrimenti si mette a repentaglio tutto ciò che è stato fatto sino ad oggi. Invita «ad evitare situazioni in cui alcuni si vogliano vendicare, mentre bisogna collaborare con grande senso di responsabilità avendo come unico obiettivo il bene del Paese. Insulti e monetine non sono cose da Paese serio. Che poi nel nuovo governo possano entrare alcuni politici, non ci vedrei nulla di male». Il presidente degli industriali sottolinea di aver «apprezzato» la convocazione di Monti.
Il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, si dice convinto che «la credibilità di Monti sia l'ingrediente necessario per recuperare la fiducia dei mercati nei confronti del sistema Italia».
Marcegaglia oggi esporrà a Mario Monti l'agenda delle cose da fare partendo da provvedimenti che stimolino la crescita. «Innanzi tutto vanno abbassate le tasse su lavoro e imprese». Le altre priorità di Confindustria sono arcinote. Almeno cinque: spesa pubblica e riforma delle pensioni; riforma fiscale; cessioni del patrimonio pubblico; liberalizzazioni e semplificazioni; infrastrutture ed energia.
Un paio di esse (per esempio, infrastrutture e taglio della spesa pubblica) sono anche misure sollecitate dai sindacati pure se tra Cgil e Cisl-Uil la prospettiva di vita del nuovo governo è diversa: per Susanna Camusso superata l'emergenza, si deve tornare subito al voto; per Bonanni e Angeletti non c'è questa urgenza. Cioè si potrà arrivare anche alla fine naturale della legislatura. Il numero uno della Cgil manda anche due o tre di avvertimenti a Monti: «Se si comincia dall'Ici sulla prima casa, si parte maluccio perché significa colpire i soliti noti...di pensioni si può discutere ma non per fare cassa, ai governi diciamo che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori noi non lo cancelleremo mai perché è una legge a scopo deterrente».
Con Bonanni e Angeletti c'è piena sintonia sulla intangibilità dell'articolo 18 e sul «no» ad una riforma della previdenza che preveda interventi mirati esclusivamente a reperire risorse dai soliti noti, sulla necessità di un meccanismo che riequilibri i carichi fiscali sulle imprese, sui lavoratori dipendenti e sui pensionati. Su altri argomenti, pure ugualmente delicati, le confederazioni non sono così allineate. Più precisamente, c'è una diversa sensibilità. La patrimoniale secca chiesta dalla Cgil, secondo Cisl e Uil dovrebbe essere applicata, per esempio, soltanto ai proprietari di seconde case e dovrebbe essere una misura strutturale. Sul mercato del lavoro sono note le divergenze sorte in occasione dell'ultimo accordo interconfederale con lo scontro sull'articolo 8, quello che riguarda le deroghe contrattuali. Ma oggi l'importante è fare quadrato.

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