«E' assolutamente necessario mettere in campo tutte le possibili iniziative per scongiurare la paralisi dei trasporti e le gravissime conseguenze sociali, con un'azione decisa volta a modificare le gravi scelte operate dal governo e per assicurare le risorse indispensabili al settore». Nicola Af fatato , della segreteria regionale Cgil Puglia interviene sulla delicatissima situazione del trasporto pubblico locale venutasi a creare a seguito dell'ultima manovra finanziaria passata con il voto del Parlamento. I tagli contenuti nel documento, dice Affatato, si aggiungono a quelli già operati in precedenti manovre attivate ormai a getto continuo negli ultimi tre mesi e «assestano un altro colpo disastroso al trasporto pubblico urbano, extraurbano e ferroviario nel Paese. Per la Puglia i tagli prevedono per il 2012 una riduzione pari al 75% delle risorse necessarie a garantire il trasporto locale, in particolare quello svolto da Trenitalia. Ciò provocherebbe il blocco delle attività e la crisi del settore». È necessario - dicono dalla Cgil - «aprire un confronto non più rinviabile in Puglia per avviare una fase di riorganizzazione e di rilancio del settore, eliminando duplicazioni, sovrapposizioni e diseconomie, per recuperare risorse finanziarie da investire sul mantenimento e sul potenziamento dei servizi di trasporto pubblico locale». Intanto ieri mattina, studenti, precari, lavoratori complessivamente una trentina di persone - hanno partecipato in piazza Moro, davanti alla stazione ferroviaria centrale, a Bari, alla manifestazione «Rivoltiamo il debito». Con volantini, un grande striscione, megafono e adesivi, i manifestanti hanno spiegato ai passeggeri dei treni in arrivo che «di fronte ai tagli ai servizi pubblici locali, chi continua a pagare gli effetti delle crisi e l'aumento del debito pubblico sono studenti, lavoratori, cittadini che, ogni giorno non solo hanno difficoltà sul posto di lavoro e all'università ma, subiscono anche effetti negativi sul trasporto locale. Non è un caso la notizia di qualche giorno fa - dicono i manifestanti - della riduzione di treni regionali, l'aumento del disagio a fronte addirittura di un aumento delle tariffe. Ripercussioni che si riversano anche sui lavoratori del settore, che di fronte alle politiche di privatizzazione dei servizi rischiano il posto di lavoro, l'aumento della precarietà».