Al tavolo di un bar verrebbe da dire "pezo el tacon del buso". Ma siccome se ne discute attorno a tavoli istituzionali, ne esce un frugale «lasciamo perdere». Già perché, coi tempi che corrono, per un'amministrazione cittadina non ci sarebbe nulla di peggio, sia per il suo bilancio che per la sua immagine davanti all'opinione pubblica, che partire con l'idea dichiarata di tagliare spese inutili e arrivare poi in fondo con la certezza di rimetterci, invece, soldi a palate. Soldi della collettività. Addirittura tre milioni di tasse in una botta unica, da dover sborsare per risparmiare non più di 100mila euro l'anno. E così non è ancora ufficialmente naufragata, ma a quanto pare sta per naufragare ancor prima di mollare gli ormeggi, in quanto si sta rivelando assolutamente non conveniente, l'intenzione covata da Roberto Cosolini - nell'ambito del suo piano di dimagrimento delle partecipate e dei relativi manager di nomina comunale - di sciogliere Amt Srl. Amt Srl è la holding fatta nascere appositamente a fine 2007 in piena era Dipiazza per sollevare l'altra Amt, quella operativa, cioè Amt Spa, dalle sue quote di partecipazione in Trieste Trasporti. Una situazione "proprietaria" che - stanti le normative di allora, mentre l'amministrazione regionale guidata da Illy spingeva per la gara per il gestore unico del trasporto pubblico locale - avrebbe negato proprio a Trieste Trasporti di partecipare a tale gara. Questo perché la legge, appunto, impediva a società con affidamenti diretti di servizi pubblici, o a loro controllate, di prendere parte proprio a gare del genere. E Amt Spa gestiva, e gestisce tutt'ora, in affidamento diretto, i servizi di sosta per conto del Comune. A quel punto le quote di Trieste Trasporti detenute da Amt Srl erano state "girate" nella nuova omonima Amt, ma Srl, divenuta proprietaria di un 60% di Trieste Trasporti più altre quote di Apt e Fab, le Spa dei trasporti di Gorizia e San Donà di Piave. Una scatola finanziaria a misura di "scopo", insomma, scopo peraltro oggi decaduto per una scatola di fatto non operativa, ma comunque amministrata da un Cda di tre membri di nomina comunale, per cui Cosolini aveva annunciato in estate la proposta, da condividere con gli altri soci minoritari (i comuni minori della cintura provinciale), di un futuro gestionale nelle mani di un amministratore unico, tanto per sforbiciare le spese non strettamente necessarie. Il neosindaco, però, avrebbe voluto di più. E infatti Fabio Omero e Maurizio Consoli, da assessori a partecipate e bilancio, hanno incontrato - per accertare se fosse possibile la liquidazione della Srl - i vertici di Amt, a cominciare dal presidente del Cda della holding. Quell'Adriano Del Prete, meniano di ferro, che per primo tra i nominati dell'era Dipiazza, dopo il voto di maggio, aveva rimesso il suo mandato nelle mani di Cosolini. Ebbene, i tavoli con all'ordine del giorno il possibile scioglimento di Amt Srl hanno fatto venire a galla che, per risparmiare al massimo un centinaio di migliaia di euro all'anno - cioè il costo di amministratori, sindaci, revisori, uffici e regia complessiva - il Comune dovrebbe sborsare circa tre milioni di oneri fiscali in quanto obbligato a pagare tasse, reali, su acquisizioni di riserve patrimoniali e azioni in genere. Non reali queste, ma nominali.