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Data: 17/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Il nuovo Ministro dei trasporti - Passera: salvi con lo sviluppo sostenibile

L'ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo braccio destro del presidente del consiglio

MILANO. L'Italia si salverà? «Assolutamente sì». Sono le prime due parole di Corrado Passera, dopo il giuramento, alla domanda di un giornalista. Il neo-ministro allo Sviluppo economico e alle Infrastrutture ne è più che convinto. Lo attende un lavoro lungo, ma l'ormai ex amministratore delegato di Intesa-SanPaolo non si spaventa. Sarà lui il braccio destro del presidente Mario Monti (che si è tenuto il ministero dell'Economia) e insieme dovranno prendere le decisioni più difficili. In effetti il problema dell'Italia non è solo l'enorme debito pubblico, ma la poca crescita del Paese. E se un Paese cresce poco, crea poca ricchezza, lo Stato incassa meno soldi perché, soprattutto, viene a calare il gettito fiscale. Per questo la Germania è considerata un paese virtuoso, perché, nonostante il debito, ha una crescita forte e quindi un rapporto debito/Pil sotto controllo.
E, dunque, bisogna rilanciare la crescita. «Sviluppo sostenibile e posti di lavoro», dice Passera al Quirinale. «Sono fiducioso - continua - che si possano convincere i mercati con azioni chiare. L'Italia è più di quello che i mercati hanno pensato. Da domani dobbiamo lavorare tutti insieme».
Sul fatto che l'Italia riuscirà a salvarsi, Passera non ha mai avuto dubbi, se è vero che Intesa-Sanpaolo ha fortemente investito in titoli italiani. «Pensiamo che il Paese sia meglio di quello che sembra», dice. Nella sua vita, il neo-ministro si è occupato di informatica, di finanze, di editoria, di credito, di pubblica amministrazione e ancora di banche. Corrado Passera (sposato e padre di tre figli, l'ultima dal secondo matrimonio) nasce a Como nel dicembre 1954, si laurea alla Bocconi, completa gli studi negli Stati Uniti, inizia la sua carriera all'Olivetti di Ivrea dove diventa il braccio destro di Carlo De Benedetti. Con l'Ingegnere sbarca all'Espresso-Repubblica, poi torna all'Olivetti (sono gli anni dell'avvio di Omnitel) e nel 1996 diventa amministratore delegato di Ambroveneto al fianco del professor Bazoli. Il neo-ministro (spesso dipinto come «un cattolico con il cuore al centro che guarda a sinistra») viene poi chiamato da Prodi (capo di governo) e Ciampi (ministro del Tesoro) a risanare Poste Italiane. Quindi il suo ritorno in banca.
Al ministero dello Sviluppo economico va a sostituire Paolo Romani (che aveva preso il posto di Scajola quando era uscita la storia della casa al Colosseo) ma avrà anche la delega a Infrastrutture e Trasporti (dunque prende anche il posto di Matteoli). Di lui dicono un gran bene i banchieri, i sindacati dei lavoratori bancari e perfino una religiosa, suor Giuliana Galli, vicepresidente della Compagnia di San Paolo (che controlla Intesa-SanPaolo). Ieri la banca lo ha ringraziato e, sotto sotto, è già cominciata la battaglia per la successione.

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