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Data: 17/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Lega: uno schiaffo al Nord il federalismo grande assente. Affondo di Calderoli sul ministero della Coesione: «È notte fonda»

MILANO - Il gotha leghista ascolta i nomi dei ministri scelti da Monti e trasalisce: manca il dicastero delle Riforme, e manca pure quello della Semplificazione normativa. Come dire: Bossi e Calderoli cancellati con un tratto di penna, e non solo loro, ma anche l'utilità del loro operato. Non basta: beffa nella beffa, anche i presunti distaccamenti ministeriali di Monza tanto caldeggiati dai padani ora sono privi di senso. Del resto, come potrebbero esistere le succursali del nulla?
Vanno su tutte le furie i leghisti, strepitano, battono i piedi, sostengono perfino che la lista dei ministri presentata da Monti e vidimata da Napolitano sia «uno schiaffo al Nord» (parole di Roberto Calderoli) e che il Nord offeso, vilipeso e dileggiato saprà rendere pan per focaccia. Che poi l'arrabbiatura sia vera o presunta è ancora da capire. Il Carroccio aveva già detto no al governo, e a qualcosa deve pur appellarsi per dire che la scelta di rimanerne fuori si conferma validissima: «Ancora una volta abbiamo visto giusto» è il ritornello «e saremo ben lieti di negare la fiducia».
Dopo una settimana di misteriosa moderazione e talvolta perfino di cupo silenzio, il più scatenato torna a essere Roberto Calderoli. Probabilmente la sovraesposizione di Bobo Maroni degli ultimi giorni deve averlo turbato e disturbato, così non appena Monti ha finito di leggere l'elenco dei suoi prescelti il ras della Lega bergamasca dà fuoco alle polveri. Cominciando, ahilui, con una gaffe: «Devo riscontrare la nascita di un ministero per la Coesione territoriale, significa aver creato il ministero del Centralismo. Bene, se il buongiorno si vede dal mattino siamo già a notte fonda». Peccato che Calderoli non ricordi, gli fanno subito notare i sostenitori di Mario Monti, che il ministero della Coesione territoriale non nasce ora, ma già esisteva con Berlusconi e a guidarlo era Raffaele Fitto.
A risistemare l'infelice uscita di Calderoli ci prova allora Marco Reguzzoni, lui pure impegnatissimo a mantenere la carica di capogruppo a Montecitorio e quindi a respingere l'assalto di chi vorrebbe sostituirlo con Maroni. I suoi toni sono meno barricaderi, ma la sostanza non cambia: «La lista dei ministri lascia perplessi. Manca un ministero delle Riforme, mentre le riforme sono proprio ciò di cui ha bisogno questo Paese. Eppure avevano detto che le avrebbero fatte come prima cosa». Effettivamente quello che fu il dicastero di Umberto Bossi è scomparso dalla lista, così come è scomparso l'altro ministero di cui la Lega si faceva vanto, quello della Semplificazione normativa. E tanto basta per riaccendere la miccia della bomba Calderoli. Il quale chiama in causa le banche, i poteri forti, l'assistenzialismo, e il presunto masochismo del Pd e del Pdl: «Non si accorgono che a essere messi in discussione sono proprio loro, i due principali partiti. Non ne sono consapevoli, ma appoggiando Monti si stanno semplicemente facendo del male».
Chi non parla è Umberto Bossi. Dicono che sia già concentrato su quello che dovrà dire fra tre settimane a Vicenza, quando riconvocherà il sedicente parlamento della padania (messo in sonno dopo il ritorno al governo nel 2008) e detterà la linea da tenere nei mesi a venire. E poi, in fondo, in una giornata così anche il Senatùr avrebbe poco da aggiungere a ciò che i suoi uomini vanno urlando ai quattro venti. C'è perfino l'onorevole Grimoldi che lamenta, oltre alla scomparsa del ministero delle Riforme, anche quella del dicastero che fu di Giorgia Meloni: «Questo governo tradisce i giovani e il Nord: i primi restano orfani di rappresentanza dopo diversi anni, il secondo riceve chiaro il messaggio che al federalismo si preferisce il centralismo, tanto caro al sistema bancario».
Già, le banche. Sono l'argomento forte della Lega visto che proprio gli istituti di credito - a detta dei lumbàrd - siedono nella stanza dei bottoni da cui partono gli imput che guidano i movimenti del governo Monti. Ancora Calderoli: «Ci sono certamente persone degne fra quelle nominate dal nuovo premier, ma faccio notare che i due ministeri con la ciccia sono controllati dai poteri forti». Allusione, soprattutto, al neo titolare di Sviluppo e Infrastrutture (Corrado Passera) e alla sua provenienza del sistema creditizio. Quindi: «Visto che tra i maggiori responsabili delle difficoltà della crisi ci sono proprio le banche, pensare che il risanamento venga dagli stessi poteri è come mettere la volpe a difesa del pollaio». Sintesi: «Siamo nella fase della luna di miele. Oggi in tanti festeggiano ma saranno nozze con i fichi secchi. Quando arriveranno i tagli alle pensioni, la patrimoniale o il ritorno dell'Ici, voglio vedere chi ancora avrà voglia di festeggiare».
Cose che, probabilmente, sia al Senato che alla Camera il Carroccio ripeterà a gran voce per motivare la propria sfiducia all'esecutivo nascente. Anche se nel partito non tutti usano toni da battaglia. Ecco il sindaco di Verona Flavio Tosi: «Se Monti propone misure condivisibili nulla vieta che le si possa sostenere senza alcun problema. Per esempio una patrimoniale sui grandi patrimoni sarebbe di assoluto buonsenso, piuttosto che colpire in modo generico le famiglie o i Comuni come ha fatto anche Berlusconi».

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