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Pescara, 10/04/2026
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Data: 17/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Previdenza, nel mirino i trattamenti di anzianità. Le altre misure in agenda

La previdenza sarà uno dei terreni su cui si misurerà la capacità dell'esecutivo di varare riforme incisive mantenendo il consenso sociale (ed il sostegno dei partiti che lo appoggiano in Parlamento). Una proposta su cui le resistenze sono potenzialmente minori è l'estensione a tutti i lavoratori del sistema di calcolo contributivo, pro rata, ossia applicando il retributivo per i contributi già versati e il nuovo sistema dal momento della riforma in poi. In questa logica verrebbe istituita una fascia di età flessibile per l'accesso al pensionamento, dai 63 ai 70 anni, che fungerebbe da automatico disincentivo al ritiro anticipato. In aggiunta a questo schema sarebbero comunque necessari per ridurre l'attuale incidenza dei trattamenti di anzianità.

Fisco, in pole position l'imposta sulle case

In questi giorni si è parlato molto di due possibili provvedimenti che permetterebbero allo Sato di ricavare risorse in tempi abbastanza rapidi: la reintroduzione dell'Ici sull'abitazione principale (che potrebbe prendere la veste di una tassa sui servizi) e un'imposta patrimoniale leggera sui patrimoni che non superano una certa soglia (ad esempio un milione di euro). Le maggiori entrate ricavate potrebbero essere destinate all'alleggerimento del prelievo fiscale sul lavoro. Il governo dovrà comunque gestire anche due dossier lasciati dal precedente esecutivo, del resto collegati ai temi precedenti: quello del federalismo, che dovrebbe entrare a regime nel 2013 e la riforma fiscale che ha anche una valenza importante ai fini del bilancio dovendo generare risparmi per 20 miliardi da qui al 2014.

Privatizzazioni, si punta su immobili e società

Le privatizzazioni hanno un doppio obiettivo: assicurare risorse da destinare alla riduzione del debito e migliorare il funzionamento dell'economia. Dopo la grande stagione degli anni Novanta questo processo ha subito una battuta d'arresto. Ora riavviarlo è una necessità: già con la legge di stabilità il governo uscente ha previsto un piano di dismissioni immobiliari, che porti tra l'altro alla cessione di almeno il 20 per cento delle caserme e delle carceri non utilizzate. Lo strumento prescelto è quello della creazione di una Sgr. Ora il nuovo governo dovrà stabilire le modalità per proseguire questo programma ed anche decidere sulla cessione di quote di società in mano pubblica, partendo da quelle degli enti locali per spingersi eventualmente a colossi come le Poste o le Ferrovie.

Liberalizzazioni, energia e professioni in prima fila

Quando era ancora un professore, Mario Monti ha più volte consigliato all'allora governo Berlusconi di puntare su un programma di liberalizzazioni dell'economia, arrivando a citare l'esempio della Grecia costretta ad una scelta del genere dalla durezza della crisi. Qualcosa è stato avviato con le manovre estive, che prevedono ad esempio una riforma delle professioni da adottare entro dodici mesi. Ma nella sua azione di liberalizzatore Monti sarà certamente affiancato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, che da numero uno dell'Antitrust ha più volte sollecitato l'apertura di settori come le stesse professioni, l'energia, il mondo bancario e assicurativo e la distribuzione. Proprio le liberalizzazioni potrebbero essere l'oggetto di un primo provvedimento urgente, con l'obiettivo di dare un segnale chiaro di discontinuità.

Conti pubblici, blindare il pareggio nel 2013

L'Italia deve assolutamente confermare l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Questo traguardo, a cui con le due manovre estive sono stati destinati ben 54 miliardi, è messo a rischio essenzialmente da due fattori: la parziale o totale inefficacia delle misure già adottate e l'impennata dei rendimenti sui titoli di Stato. Sul primo fronte l'azione dell'esecutivo sarà dunque finalizzata a monitorare attentamente i provvedimenti già adottati (anche emanando i vari decreti e regolamenti attuativi richiesti). Quanto alla spesa per interessi, per riportarla sotto controllo sarà decisiva l'operazione fiducia nei confronti dei mercati e delle istituzioni internazionali. Il pericolo sullo sfondo è quello di una nuova manovra correttiva da 20-25 miliardi.




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