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Data: 17/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Ricostruzione, Chiodi attacca tutti. Il commissario-governatore polemizza con Cialente e la Ue per i ritardi

Prima audizione in commissione per fare il punto sui centri del sisma: 824 edifici in sicurezza aperti 11mila cantieri

L'AQUILA. Sono 824 gli edifici messi in sicurezza, oltre il 90 per cento delle strutture vincolate o di interesse storico nel centro dell'Aquila, 11mila i cantieri aperti per la ricostruzione al di fuori dei centri storici. Sono alcuni dei dati che emergono dal Dossier terremoto presentato da Gianni Chiodi davanti alla commissione speciale riunita ieri nella sala Silone del Consiglio regionale. Uno dei rari passaggi pubblici del governatore, in veste di commissario alla Ricostruzione. Occasione per serrare le fila del dibattito politico, e fare il punto sul post-terremoto all'Aquila e nei paesi del cratere.
Nel Dossier si legge che è assegnato ai sindaci il ruolo centrale per la ricostruzione dei centri storici dopo la predisposizione delle linee d'indirizzo strategico per i piani dei Comuni. Disposti termini e procedure anche per la perimetrazione dei borghi devastati dal sisma, la realizzazione e l'attuazione dei piani di ricostruzione con 26 Comuni del cratere su 57 che hanno affidato alle università la redazione dei primi programmi di intervento. Una condizione complessiva che Chiodi definisce «normalizzata» dopo il ciclo di recupero, valorizzazione e riciclaggio delle macerie, la selezione del materiale pregiato d'interesse architettonico, artistico e storico dei beni, e degli effetti, di valore anche simbolico.
Ma non vi è soltanto un aspetto per così dire statistico nel Dossier presentato dal commissario. L'audizione regionale ha inevitabilmente riaperto lo scontro sui ritardi, in particolare con il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente. Polemica che riaffiora in vista della tornata amministrativa per il Comune. In alternativa, c'è quella a distanza nei confronti dell'Unione europea, per gli intoppi che, a dire del commissario alla Ricostruzione, si frappongono al riconoscimento della Zona franca dell'Aquila. O, ancora, quella con gli organi di informazione, in particolare con la trasmissione Report di Milena Gabanelli che, nelle settimane scorse aveva proposto un'inchiesta sui fondi del terremoto. Chiodi ha ribadito che, da parte della sua struttura commissariale e del precedente governo nazionale, tutto è stato fatto per avviare i programmi, attribuendo così via via la causa dei ritardi agli enti locali, all'Ue e alla «disinformazione». Posizione che ha indispettito alcuni consiglieri presenti all'audizione. È il caso del rappresentante del Pdci, Totò Saia, che ha difeso il sindaco Cialente per poi chiedere quale esperto urbanista fosse stato consultato per realizzare le new town che circondano il capoluogo terremotato. Un quesito, quello di Saia, rivolto a Chiodi dopo che lo stesso commissario aveva più volte punzecchiato il Comune dell'Aquila «per non aver colto l'occasione di consultare i più grandi urbanisti del pianeta nei i giorni del G8». Chiodi ha quindi rilanciato, a supporto della sua tesi dei ritardi, «che l'unico piano di ricostruzione esistente all'Aquila è quello di Onna ma, non a caso, l'hanno fatto i tedeschi».
Nel corso dell'audizione si è parlato dell'appalto per il rifacimento dei sottoservizi (reti idriche e fognarie) del centro storico aquilano. Chiodi ha ricordato che, esattamente un anno fa, aveva stanziato 27 milioni per le reti idriche e fognarie dell'Aquila. Dopo un anno, (il 7 novembre scorso), il commissario ha ricevuto tre proposte progettuali per il rifacimento dei sottoservizi: la prima, prevede di realizzare soltanto la rete idrica e fognaria; le altre due, elaborate sulla base delle richieste pervenute dal Comune dell'Aquila, un sistema coordinato di sottoservizi con strutture sotterranee polifunzionali e tunnel intelligenti lungo i due assi ortogonali del centro storico (corso Vittorio Emanuele e corso Federico II). «Queste due proposte di intervento» ha detto Chiodi, «sono sicuramente volte alla modernizzazione di tutto il sistema dei sottoservizi, ma tralasciano, debbo presumere per mera dimenticanza o per malriposto spirito di servizio, di prospettare le ricadute economico-finanziarie, quindi dei relativi oneri. È facile elaborare» ha proseguito, «progetti interessanti, e perché no auspicati da migliaia di cittadini, quando dal conto economico tutto è a carico del solito Pantalone. A fare demagogia siamo tutti capaci, la gestione della cosa pubblica è altro. Queste proposte, così come sono state formulate, ritengo che sarebbero rigettate dal Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici del ministero dell'Economia. E per non incorrere comunque, in una qualche possibile superficialità, è quello che mi accingo a fare». Nelle linee generali, il commissario alla Ricostruzione annota che le proposte per il rifacimento dei sottoservizi sono passate da 27 a 140 milioni di euro. La Gran Sasso Acqua, società che gestisce il servizio idrico aquilano, avrebbe infatti presento un insieme di elaborati tecnici sulla quantificazione finanziaria delle tre ipotesi di appalto. La prima, prevede un onere di 27 milioni. Le altre due, comprendenti le reti dei gestori privati (Enel, Telecom) pongono l'intero onere finanziario (140 milioni) a carico esclusivo dello Stato.

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