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Data: 18/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il programma di Governo. Il ritorno dell'Ici - Così torna l'imposta sulla prima casa

ROMA Ici sì, patrimoniale almeno per ora no. In tema di fisco sono queste le indicazioni che escono dal discorso di Monti, oltre all'impegno sul fronte dell'evasione ed alla volontà di spostare il carico fiscale dal lavoro agli immobili ed ai consumi. Ma a ben guardare il confine tra le due ipotesi non è poi così netto, visto che al semplice ripristino del prelievo sull'abitazione principale cancellato dal governo Berlusconi potrebbero affiancarsi altri inasprimenti della tassazione immobiliare, con un ritocco delle rendite catastali o un altro strumento. E le case sono una parte consistente del patrimonio degli italiani.
Sta di fatto che il quadro precedente al 2008 era quanto mai variegato sul territorio nazionale, con un esborso medio che - ad esempio nel caso di un appartamento di 80 metri quadrati - andava da 20/30 euro l'anno nei piccoli centri e al Sud a oltre 400 nelle grandi città. Una disparità legata anche al fatto che le rendite catastali cristallizzate nel corso del tempo non sempre riflettono i valori reali degli immobili. Queste considerazioni spingerebbero ad un riordino complessivo della materia, favorito anche dalla necessità di preparare l'avvio del federalismo fiscale.
Proprio le norme attuative della riforma cara alla Lega Nord forniscono una possibile cornice per la reintroduzione del tributo sulla prima casa. Infatti, come ha fatto notare lo stesso ministero dell'Economia negli ultimi giorni di gestione Tremonti, rispondendo ai quesiti dell'Unione europea, un decreto esaminato a fine ottobre dal governo (ma non ancora approvato) prevede di fatto un potenziamento dell'attuale tassa sull'immondizia, che verrebbe scissa in due componenti: quella legata alla vera e propria produzione di rifiuti ed un'altra connessa invece all'occupazione a qualunque titolo di un'abitazione residenziale, compresa quella principale. In questo modo nascerebbe una sorta di tassa sui servizi sul modello di quella adottata in altri Paesi; il gettito potrebbe essere recuperato da questa voce invece che dalla vera e propria imposta municipale che ha assorbito l'Ici e l'Irpef applicate sugli immobili diversi dalla prima casa.
Ma i programmi del nuovo governo potrebbero non fermarsi qui. L'ipotesi di una revisione delle rendite catastali, presa in considerazione dal precedente esecutivo, è sempre in pista. Poi c'è la volontà di applicare il prelievo sugli immobili in modo in progressivo, per salvaguardare la fascia medio-bassa dei contribuenti; ma una progressività basata sui redditi mescolerebbe due base imponibili diverse risultando decisamente impropria in termini di grammatica fiscale. L'alternativa consisterebbe allora nell'applicazione di un prelievo più alto, sullo stesso bene, a chi dispone di più proprietà immobiliari.
Nelle intenzioni del neopremier questo sacrificio imposto ai contribuenti sarebbe destinato ad essere almeno in parte redistribuito, perché il maggior gettito andrebbe a finanziare la riduzione del carico fiscale sul lavoro, a parità di gettito complessivo. L'obiettivo è quello di un fisco maggiormente orientato alla crescita ed alla competitività delle imprese; lo strumento potrebbe essere un intervento sull'Irpef e/o sull'Irap.

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