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Data: 18/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Primo giorno, prima polemica su Clini e nucleare. Il titolare dell'Ambiente: bene l'atomo. Poi frena, ma il centrosinistra insorge

ROMA - E' il mantra recitato da tutti e da (quasi) tutti condiviso: «Ci sarà tempo». Scusi, ministro Ornaghi, può dirci che farà ai Beni Culturali? «Ci sarà tempo». Ministro Cancellieri, al Viminale come si trova? «Ci sarà tempo». Giarda? «Ci sarà tempo». Terzi? «Ci sarà tempo». Ma ci sarà tempo per fare che cosa? Ci sarà tempo per parlare perchè, per ora, discorsi impegnativi zero: i ministri non li fanno. Passera è più facondo degli altri, ma anche per lui «ci sarà tempo» di entrare nel merito delle questioni succose. Riecco Anna Maria Cancellieri: «Vuole sapere dei miei nipotini? Di questo le dico tutto». Ancora Giarda: «Che le devo dire? Parliamo di opera lirica». Cercano di andare il meno possibile alla buvette del Senato, per non essere accalappiati dai cronisti. La moglie di Monti, con la figlia e il figlio suo e del professore, quando vanno a fare uno spuntino, vengono circondati da un cordone di funzionari di palazzo Madama, che tengono alla larga i curiosi: «Non posso parlare», dice la first lady. Fanno bene, fanno male, a comportarsi così i nuovi governanti della parsimonia linguistica, chiesta loro dal premier?
Forse fanno bene, perchè l'unico di loro che davvero apre bocca - il titolare dell'Ambiente, Corrado Clini, arrivato al Senato guidando un'auto elettrica - combina nel primo giorno del nuovo governo il primo pasticcio. Intervistato dalla radio, così osserva: «Sono favorevole al ritorno del nucleare. Il ritorno al nucleare è un'opzione sulla quale bisognerebbe riflettere molto, anche se quello che è avvenuto in Giappone ha scoraggiato. Però, di base, la tecnologia nucleare rimane ancora, a livello globale, una delle tecnologie chiave. Quindi: sì, a certe condizioni».
Appena queste dichiarazioni vengono diffuse a palazzo Madama, il Pd mette il broncio. Ma non basta. Quando poi altre parole del neo-ministro - il quale ha detto anche: «Ho votato per il Pd ma pure non per il Pd» - si spargono nel circuito-mediatico politico, apriti cielo. Clini: «Il ponte di Messina? Non so se è una priorità, comunque è un'opera di ingegneria bellissima». E la Tav? «Da fare, assolutamente». Insomma, l'abc delle politiche energetiche e ambientalistiche della sinistra ortodossa il Clini lo fa a pezzi. Anche gli Ogm, odiatissimi dall'ecologismo, per lui sono uno strumento importante. Era meglio se non parlava, come tutti gli altri ministri-professori, allergici alla «dichiarazia»? Meglio se avesse recitato anche lui il mantra del «ci sarà tempo»? Ha parlato, e Di Pietro lo azzanna, i Verdi pure e anche i democrat: «Clini rispetti il referendum che ha bocciato il nucleare», dicono tutti. Poi, in serata, il ministro si pente: «Non ho certo intenzione di riaprire la questione del nucleare, già risolta nel referendum. E sono impegnato da anni nella promozione e nello sviluppo delle energie rinnovabili».
Insomma, avanzata e retromarcia verbale. Se Clini avesse seguito il metodo Giarda sarebbe andata meglio per lui. Il ministro dei rapporti con il parlamento, persona gentile d'animo e assai preparata, a metà pomeriggio incontra davanti alla buvette un giornalista e, scambiandolo per un impiegato del Senato, gli chiede: «Scusi, dov'è la buvette?». Poi vede il cartellino del suo interlocutore e si spaventa: «Ah, lei è un giornalista, io non parlo!». L'altro: «Ma parliamo, serve un confronto continuo fra governo e stampa». Giarda: «No, per un confronto bisogna essere in due». Lo dice con molta educazione, e fila via. Scampato pericolo.

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