L'EQUILIBRIO è così precario che basta un treno saltato a mandare in tilt il servizio ferroviario su tutta la tratta aretina, da Chiusi fino al Valdarno. E tuttavia i pendolari, che ancora hanno un diavolo per capello dopo la mattinata nera di martedì, potranno almeno consolarsi con le ultime indiscrezioni sull'orario invernale dei treni, quello che entra in vigore dall'11 dicembre. Peggio di così non poteva andare e infatti non andrà: le fermate resteranno quelle che sono, senza ulteriori tagli, come pure per qualche giorno si era temuto. Nel nuovo orario, invece, andrà perduto l'unico Eurostar che la sera collega Roma Termini ad Arezzo. Quello sì colpito da un colpo di scure che si abbatte sulle fermate di Orvieto ed Arezzo e che lascia intatto solo il traguardo finale di Firenze. E' bastato a scatenare quella che probabilmente è la prima interpellanza parlamentare per il nuovo superministro dello sviluppo economico, delle infrastrutture e dei trasporti. Corrado Passera non aveva fatto ancora in tempo a giurare (anzi, a dire il vero non era ancora entrato ufficialmente nella lista che il presidente Monti ha letto alle 13,30) che già i deputati aretini del Pd Donella Mattesini e Rolando Nannicini lo chiamavano in causa (l'interpellanza è stata depositata a metà mattinata). Senza questo Freccia Rossa, spiegano i due parlamentari, si apre un buco di quattro ore (dalle 18 alle 22) nei collegamenti fra la capitale e Arezzo. Come a dire che i pendolari (siano studenti o gente che lavora) si troveranno di fronte a una secca alternativa: o scappare dall'ufficio prima delle 18 o cercarsi un alloggio in affitto a Roma, con quello che costa di questi tempi. La questione è emblematica non tanto per il caso in sè (che riguarda comunque decine, forse centinaia, di aretini) quanto per il fatto che sono sempre più diradati i collegamenti veloci fra questa città, punto di riferimento di un'intera provincia, e i cuori pulsanti del paese: la capitale politica, quella morale, Milano, e le altre grandi città del nord. Per non parlare della lunga percorrenza come il sud, ormai irraggiungibile per via diretta dopo che Trenitalia ha deciso di sopprimere gli Intercity che una volta, sotto i nomi espressi e rapidi, solcavano l'Italia da un capo all'altro, fermando anche qui. FINO A QUALCHE anno fa, di treni veloci per Roma e Milano ce ne erano a frotte, adesso invece restano due soli Freccia Rossa la mattina (uno per la capitale politica e l'altro per quella morale) più l'Eurostar delle 20,15 da Termini, che però sarà soppresso dall'11 dicembre. Lo conferma anche l'ufficio stampa di Fs: questione di appetibilità commerciale, si tratta di un treno non sovvenzionato, che si finanzia solo con i biglietti, ad Arezzo non c'è sufficiente domanda a giustificare una fermata. Ai pendolari non resta che arrivare fino a Santa Maria Novella e tornare indietro, aspettare le 22 o grattarsi, come il popolo del Belli. Per la stazione un altro declassamento, a simboleggiare un declino che pare inarrestabile. Stazione di primo livello vent'anni fa, superata solo dagli scali a cinque stelle delle metropoli, stazione di secondo livello adesso ma la retrocessione già incombe. E per fortuna, che almeno nel prossimo orario, la scamperanno i pendolari della tratta Chiusi-Firenze, quella utilizzata dalla stragrande maggioranza degli utenti ferroviari aretini. L'allarme era scattato quando nel servizio Internet di Trenitalia era rimasto un solo treno, che era davvero troppo poco per crederci, ma poteva essere l'inizio dei tagli. Invece le Fs smentiscono e la Regione anche: i treni dall'11 dicembre in avanti resteranno quelli di adesso, al massimo ci sarà qualche leggero aggiustamento di orario. Piuttosto l'assessore Luca Ceccobao vorrebbe reintrodurre due Intercity, l'Arno e il Tevere, che sono stati soppressi da qualche mese ma che prima erano un punto di riferimento essenziale anche per i pendolari, uno da Arezzo a Firenze (l'Arno), l'altro al ritorno (il Tevere). La Regione, però, può solo sollecitare non imporre, perchè non si tratta di treni locali e non dipendono dal contratto di servizio. L'ASSESSORE se la prende anche con il disservizio del martedì nero, quando la soppressione per un guasto del treno da Foligno ha gettato nel caos Arezzo e il Valdarno, con scene quasi apocalittiche, almeno per come le descrive chi c'era Assalto ai vagoni, carrozze stipate, passeggeri che da Figline in poi non sono potuti salire su un convoglio stipato all'inverosimile. «Inaccettabile - tuona Ceccobao - Trenitalia dovrà renderne conto». Dalla rabbia dei pendolari a quella dell'assessore. Solo il treno dei desideri di Paolo Conte riesce ancora ad andare all'incontrario.