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Data: 18/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sabelli: «Fiumicino è saturo il governo deve agire subito» «Via le compagnie low cost dall'aeroporto della Capitale»

ROMA Ancora due anni e Fiumicino sarà alla saturazione. «Senza interventi di potenziamento, per l'aeroporto e per l'Alitalia si fermerà la crescita. Alternative non ce ne sono». Quello di Rocco Sabelli è un autentico verdetto, salvo appelli. «Ecco perché - dice l'amministratore delegato della compagnia - il nostro primo passo con il nuovo governo sarà quello di chiedere l'ampliamento della infrastruttura, senza frapporre ulteriori indugi. Con il precedente governo si era giunti a un passo dall'avvio dei lavori. Poi tutto si è fermato per motivi talvolta incomprensibili. Un vero peccato». Sospira Sabelli che ricorda come più della meta dei voli sullo scalo romano siano di SkyTeam, di cui Alitalia è partner. Ieri primo giorno di lavori a Roma del governing board dell'alleanza. «La compagnia è legata, lo voglio dire chiaro, ai programmi di investimento su Fiumicino, porta di ingresso del Paese. Vogliamo chiudere questa porta?».
Il top manager ostenta comunque ottimismo anche se deve ricordare che la questione del potenziamento del «Leonardo da Vinci» è fin troppo datata. E oltre tutto rischia di aggravarsi perché aumentano gli ingressi e si riducono le uscite dei vettori. «In tutti i Paesi del mondo - spiega - le aviolinee tradizionali e quelle low cost sono dislocate in scali diversi. E non mi sembra molto ragionevole che in un aeroporto a capacità limitata, come quello della Capitale, si faccia spazio ad altri vettori a danno di quelli che garantiscono i voli internazionali e intercontinentali. Oltre tutto c'è una direttiva del 2007 del ministro delle Infrastrutture che prevede per la Capitale due aeroporti, quello di Roma e quello di Viterbo che andrebbe a sostituire quello di Ciampino. Il primo, appunto, per le compagnie tradizionali, il secondo per le low cost. E noi pretendiamo che quella direttiva venga rispettata». Insomma, Alitalia vuole, vorrebbe, che le aviolinee a basso costo fossero trasferite nel capoluogo della Tuscia. Il fatto è che lo scalo viterbese è nei sogni prima ancora che nei progetti, che pure Adr ha pronti da tempo. Il problema semmai è un altro, squisitamente pratico e più che mai attuale: per realizzare l'infrastruttura e il miglioramento dei collegamenti ferrovieri e stradali con Roma servirebbe un miliardo di euro. Che non c'è. Lo sanno tutti: nei vari ministeri, alla Regione, al Campidoglio e al Comune di Viterbo.
Fiumicino resta ancora il biglietto da visita dell'Italia. Oggi tutt'altro che gratificante. Sabelli ricorda come Alitalia da tempo insista per migliorare il collegamento tra lo scalo alla capitale: «Ne abbiamo parlato con Fs, Ntv, Regione, Comune. Non è accaduto nulla. Alla fine ci siamo dovuti attrezzare allestendo un nostro servizio bus da Termini a Fiumicino. Basterebbe sciogliere qualche nodo per dare all'Italia, non all'Alitalia, un servizio degno di un Paese civile». «Noi comunque - assicura l'amministratore delegato - andremo avanti per la nostra strada. La ristrutturazione non richiederà ulteriori e dolorosi sacrifici». Anche se le cose ultimamente non vanno benissimo e non solo per Alitalia. Certo colpa dell'aumento dei costi di carburante, ma soprattutto ed inevitabilmente per colpa della crisi globale. «A settembre è crollata la domanda di voli delle prime 50 imprese italiane a una conseguente frenata, tanto che il traffico aereo è sceso del 10% su base annua». Un trend che mette a rischio il previsto pareggio operativo per fine anno. «L'obiettivo resta, comunque ci andremo vicino. Ma soprattutto la crisi ci pone seri interrogativi per il 2012».

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