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Data: 18/11/2011
Testata giornalistica: Il Centro
Cialente: stop al commissariamento. Il sindaco evita la polemica con Chiodi ma chiede una legge per L'Aquila

Piccone ammette che qualche problema c'è e cerca una mediazione: forse è il momento di chiarire bene le cose

L'AQUILA. Il governatore Gianni Chiodi accusa gli enti locali per i ritardi della ricostruzione. Sindaco dell'Aquila e società civile non porgono l'altra guancia, ma accuratamente eludono lo scontro diretto, mentre il coordinatore del Pdl, Filippo Piccone, ammette che all'Aquila le cose non vanno per il verso giusto e che, per superare le difficoltà, bisognerebbe cercare un chiarimento profondo. Magari sedendosi tutti attorno a un tavolo. A due anni e mezzo dal terremoto, si è già sofferto troppo per rinfocolare una polemica che non giova a niente e a nessuno. E se il governatore, nella veste di commissario alla Ricostruzione, ribadisce davanti alla commissione speciale della Regione che la causa dei ritardi è prevalentemente in capo agli enti locali, o che persino l'Europa è colpevole di rallentare la Zona franca per l'Aquila, cittadini e sindaco non raccolgono quella che, evidentemente, giudicano una provocazione. «Ritardi del Comune? Noi, in realtà, stiamo correndo» ribatte Massimo Cialente, «perché la parte che toccava all'Aquila, puntellamenti e case A-B-C, l'abbiamo completata. Il Comune ha fatto quel che doveva, dopodiché si è bloccato tutto. Per me», chiarisce il sindaco, «è un problema di governance. Non credo si possa ricostruire una città facendo capo a una struttura commissariale, e non lo dico per fare polemica. Lo dico perché non ha funzionato, e non sta funzionando. Adesso, per esempio, tutto è fermo. Paralizzato. Sulle case E, abbiamo perso un anno e mezzo».
C'entra il ruolo di Chiodi, uomo di parte nominato commissario dal governo? È questo l'ostacolo?
«Penso che se Chiodi facesse il governatore, io il sindaco, e ciascuno la propria parte, sarebbe molto più facile andare avanti nell'interesse dell'Aquila e di tutti i centri terremotati. Invece, questa burocrazia sta uccidendo tutti. Se confrontiamo il modello Umbria-Marche con quello che accade all'Aquila è incredibile: la complicazione delle procedure è tale da far impallidire il più smaliziato dei burocrati. Ripeto, non è affatto un problema personale con Chiodi. So benissimo che fare il commissario alla Ricostruzione, con le regole date, sarebbe difficile per tutti. È un lavoro che si può fare solo a tempo pieno, perché vuol dire stare sul pezzo tutti i giorni. Vuol dire che hai bisogno di tempo, tanto tempo. Ma Chiodi, poveretto, questo tempo non ce l'ha per affrontare le necessità di un'emergenza come quella dell'Aquila. Ha la sanità, ha da fare il presidente della Regione. Io che mi limito al ruolo di sindaco, e mi occupo del terremoto, so bene cosa vuol dire portarsi sulle spalle un carico di responsabilità così grande. Ripeto: è la struttura commissariale in sé a non funzionare. Cosa servirebbe? Una legge. La legge ordinaria basta e avanza per partire spediti. Il commissario Zamberletti, ai tempi del terremoto del Friuli, pensò soltanto a gestire l'emergenza, poi affidò il potere ai sindaci e al Consiglio regionale».
La legge in luogo di una complessa e iperburocratica struttura commissariale per l'emergenza. A invocarla è Luigi Fabiani, tra i promotori del testo di iniziativa popolare cui è demandato il compito di uscire dalla impasse. «Nella nostra legge», spiega Fabiani, «c'è scritto che la ricostruzione deve essere gestita dalle istituzioni. Per nessun motivo ce l'abbiamo con Chiodi, diciamo però che sarebbe molto meglio se facesse il suo mestiere, che è quello di governatore, anche perché il ruolo di coordinatore, in tutti i terremoti, è stato sempre affidato al presidente della Regione. Il fatto», prosegue Fabiani, «che negli ultimi mesi l'ex sottosegretario Gianni Letta sia venuto molto spesso all'Aquila, nonostante i mille problemi di Berlusconi, è la dimostrazione che lo scontro continuo tra Chiodi e Cialente è sempre stato risolto da "papà Letta". Ma a mio parere la polemica tra Chiodi e Cialente è questione marginale, perché entrambi hanno ragioni e torti da rivendicare. Chiaro che, tra i due, chi ha certamente più poteri per accelerare le procedure, è senza dubbio il commissario alla Ricostruzione. Ma qui all'Aquila abbiamo la sensazione che si voglia andare piano per altre ragioni, forse perché non ci sono soldi a sufficienza per marciare spediti. Non è un caso che tanti fondi destinati al terremoto, come quelli attinti dalle lotterie, arrivino nella nostra disponibilità con il contagocce».
A stemperare la polemica è Piccone.
«Ho tanti difetti», dice il senatore di Celano, «però un pregio ce l'ho, ed è quello di una certa onestà intellettuale. Questa storia della litigiosità all'Aquila va avanti da tempo e lì abbiamo certamente problemi molto seri. È ancora necessario il commissario? Dico di sì, perché c'è da affrontare una situazione straordinaria e non si potrebbe fare altrimenti. So bene quanti sacrifici sta facendo Chiodi per portare avanti questo impegno della Ricostruzione, conosco meno le difficoltà del Comune dell'Aquila. Una cosa mi sembra chiara: è arrivato il momento di parlarne tutti insieme per vedere se si riesca a inventare qualcosa di buono».

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