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Data: 19/11/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Monti: «Chiederemo di più a chi finora ha dato meno» Napolitano: questo clima in Parlamento è di buon auspicio

ROMA - Mario Monti fa il pieno, incassando la fiducia anche alla Camera, 556 sì e 61 no, quelli della Lega: la più larga fiducia della storia repubblicana. Il governo, da ieri alle 16, è in piena funzione operativa. Il presidente Giorgio Napolitano si è subito congratulato con il premier che ha «saputo condurre a questo straordinariamente ampio consenso la prova» dell'esecutivo da lui guidato, in un «clima di confronto che fa ben sperare». Un appoggio così ampio era atteso dal professore, il quale ha chiesto alle forze politiche una fiducia «non cieca, ma vigilante». Non ha nascosto che il suo compito è «già quasi impossibile, però ce la faremo». Ha avvertito che l'Italia ha davanti un periodo difficile, con decisioni «non facili né gradevoli». Le misure «e i sacrifici» che chiederà saranno in un «pacchetto», «ma gli sforzi verranno chiesti alle categorie che finora hanno dato poco».
Agirà su due fronti, garantisce nel discorso a Montecitorio punteggiato di applausi (alla fine i deputati dei due schieramenti si sono tutti alzati a battere le mani). Sul fronte interno, per meritare la fiducia del Parlamento da cui dipende la durata del governo, che si proietta, comunque, fino al termine della legislatura. Fa una battuta: «Non esiste mandato a tempo», non l'avrebbe mai accettato. Ma chiede anche di essere chiamato «professore, perché il titolo di presidente del Consiglio, come diceva Spadolini, dura poco, i presidenti passano e i professori restano». Sul fronte esterno, il confronto sarà con l'Europa ed annuncia per la prossima settimana un incontro a tre con Sarkozy e Merkel. Lancia la sfida alla credibilità della politica auspicando la «deposizione delle armi» dopo gli aspri duelli. Lunedì terrà il primo Cdm per approvare un decreto su Roma Capitale, rinviando la nomina di sottosegretari e viceministri. Insiste sulla vocazione europeista dell'esecutivo che irrobustirà anche l'Italia.
Cerca di rassicurare i partiti che non si candiderà al termine del governo «di impegno nazionale». Dice: «Benché sia giovane non penso al futuro». Più tardi aggiunge: «Nella mia storia, la frequenza con cui mi sono candidato a qualcosa è pari a zero». In una successiva conferenza stampa ribatte, con humor inglese, a chi gli chiede se il suo spirito di servizio non sia stato incrinato dalle prime critiche sollevate dalla Lega in Aula. «Mi ha chiesto del mio servizio? Avevo capito supplizio!». Ed aggiunge che «in questi giorni mi è stato spiegato che non ho e non avrò una maggioranza». Punterà ad «avere il più ampio consenso possibile», sia con le parti sociali che con i partiti, anche se «molte forze politiche si sono riconosciute nell'idea di governo di impegno nazionale».
Silvio Berlusconi arriva in ritardo e lascia che ad intervenire a nome del Pdl sia Angelino Alfano. Mario Monti lo ringrazia «per il senso di responsabilità istituzionale». Condanna anche le manifestazioni di piazza e il lancio di monetine contro il Cavaliere. «Sono episodi che mi rattristano». Rivolge un attestato di stima a Gianni Letta, seduto in tribuna. E' una persona, dice, «che so essere molto rispettata da tutti, ha ricevuto apprezzamenti più elevati del mio, ai quali intendo associarmi». Tutti i deputati si alzano per un applauso. Se Letta è stato un civil servant prezioso per Berlusconi, anche il suo «manipolo» di tecnici è «qui con un atteggiamento di umiltà, di servizio e di sollecitazione al contributo attivo e anche critico di tutti». Auspica di «lavorare in un clima pacato», il professore. E risponde alle critiche della Lega. Non c'è contraddizione tra il federalismo e l'istituzione del ministero per la coesione, spiega. «Sul federalismo non vedo alcuna contraddizione tra il rispetto per quanto è già stato deciso in materia di federalismo, che ovviamente il governo intende seguire da vicino,e aver istituito uno specifico dicastero sulla coesione territoriale, che è un valore per tutti».
Monti guarda soprattutto ai mercati. Ha già avuto incontri e contatti telefonici sia con il presidente della Bce, Mario Draghi, che con Ignazio Visco, governatore di Bankitalia. Non ausoica modifiche allo Statuto della Banca centrale europea: va bene così, com'è. Ai ministri ha raccomandato: in un momento così delicato, in cui serviranno sacrifici poco gradevoli, nella comunicazione usate la massima cautela. Parlate del vostro dicastero, mai degli altri.

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