ROMA. Aveva detto che sarebbe andato di corsa e così sta facendo. Incassata la fiducia, Mario Monti ha convocato per lunedì il prossimo consiglio dei ministri. «Adotteremo un decreto legislativo per Roma capitale», annuncia il presidente del Consiglio. Uno schiaffo alla Lega, che finora aveva bloccato il passaggio di competenze dallo Stato al Comune. Per tutto il resto - nomina dei sottosegretari compresi - bisognerà aspettare: «La prossima settimana non saranno varati provvedimenti», dice il "super-ministro" Corrado Passera. Ma, avverte Elsa Fornero, ministro al Welfare, «inizieremo già a parlare dei primi provvedimenti».
Di cosa si tratta nello specifico? Di «sacrifici», spiega Monti senza giri di parole. Si partirà quasi sicuramente dalla reintroduzione dell'Ici, dopo che ieri anche il Pdl con Alfano ha tolto il proprio veto. Restano alcune resistenze anche da parte dei sindaci, ma l'esenzione per tutti sulla prima casa, che per Monti è «un'anomalia», sparirà. Molto probabilmente l'Ici sarà inglobata nella nuova Imu (l'imposta municipale unica) e garantirà un gettito di almeno 3,5 miliardi. In aggiunta dovrebbero essere rivalutate le rendite catastali. Più complicato il discorso relativo alla patrimoniale, anche perché in questo caso la pregiudiziale del Pdl resta.
Monti punta a ridurre le tasse su lavoro e imprese finanziando gli interventi per la riduzione del cuneo fiscale attraverso un aumento del prelievo su consumi e proprietà. Possibile un aumento dell'aliquota Iva. In compenso, potrebbero arrivare agevolazioni sull'Irpef, in particolare per le donne. La lotta all'evasione fiscale partirà da misure come l'abbassamento della soglia di tracciabilità: tra le ipotesi c'è quella di permettere pagamenti in contanti solo fino a 300 euro.
Sicuro l'intervento sulle pensioni. Niente misure shock, ha rassicurato il ministro Fornero, e prima di tutto ci sarà il confronto con le parti sociali. Si discute del passaggio al sistema contributivo pro rata (si riceverà quello che si è versato), un innalzamento della "quota" (la somma tra età anagrafica e contributiva) dall'attuale quota 96 a quota 100 entro il 2015 con un aumento graduale di uno scalino all'anno e l'introduzione di incentivi per chi andrà in pensione più tardi.
Flessibilità e lavoro: prende sempre più quota la proposta del giuslavorista e deputato Pd Pietro Ichino che prevede maggiore flessibilità in uscita e un rafforzamento degli ammortizzatori sociali.
Si proseguirà nel percorso indicato dalla legge di stabilità su liberalizzazioni, dismissioni e tagli all'apparato pubblico, a partire dalle Province. E a proposito di tagli, Monti ha fatto capire che vuole eliminare i privilegi, a partire da quelli della casta.