Viva il governo Monti e sia benvenuta la competenza e autorevolezza dei professori. Però manca perlomeno la patrimoniale. E senza la patrimoniale non sarà un governo di sacrifici ed equità, ma solo un governo di sacrifici per alcuni.
Ovviamente non mi riferisco all'Ici sulla prima casa, la cui reintroduzione è più che una promessa, è una certezza. Ma alla tassa sul patrimonio e le grandi ricchezze.
Nel discorso programmatico del presidente del consiglio Mario Monti al Senato c'è un solo accenno al tema:
"Coerentemente con il disegno della delega fiscale e della clausola di salvaguardia che la accompagna, una riduzione del peso delle imposte e dei contributi che gravano sul lavoro e sull'attività produttiva, finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà, sosterrebbe la crescita senza incidere sul bilancio pubblico".
Un po' vago rispetto a passaggi ben più decisi, come quelli sul mercato del lavoro (i lavoratori "fin troppo tutelati", mah...) o sulle pensioni.
La realizzazione della riforma Gelmini, poi, è un'altra promessa da brividi.
Mario Pianta su sbilanciamoci.info va giù duro e, tra le altre cose, scrive: "Nulla sull'equità, declinata solo in termini di donne e giovani 'esclusi' dal mercato del lavoro a cui si può proporre una fiscalità di favore, ma elogiando la 'mobilità a scala europea' che una volta si chiamava emigrazione".
Auguriamoci che il Pd sappia indirizzare e correggere l'opera di questo governo di emergenza, nell'interesse dei ceti che è chiamato a rappresentare.