ROMA Un colpo di tosse. Niente di più. Certo nulla che possa scalfire il clima idilliaco che si è instaurato fra il Partito democratico e il governo Monti. A tossire è il vicepresidente dei senatori Nicola Latorre che, pur dando fondo all'abbondante riserva di garbo di cui dispone, pianta i primi paletti alla libertà di manovra del nuovo esecutivo. «Monti è più che apprezzabile - parte Latorre - Colpisce l'enorme differenza rispetto al passato. Lo stile, il linguaggio della verità sulla crisi, la crescita come nuovo orizzonte strategico, la volontà di far tornare l'Italia protagonista in Europa. E tuttavia...»
Tuttavia?
«La sfida comincia adesso. Mi è piaciuto molto il riferimento del premier alla necessità di cambiare le cose con il consenso delle parti sociali. Vorrei dunque che fosse chiara l'intenzione di varare un grande patto sociale che non escluda il sindacato più importante, la Cgil»
Non teme che si perda tempo nell'affrontare l'emergenza?
«No. Quando i problemi si affrontano in maniera adeguata i sindacati, Cgil compresa, hanno sempre messo sul piatto la loro parte di sacrifici. Non a caso lo scorso giugno la Camusso ha firmato assieme a tutti gli altri l'accordo sulla contrattazione. La strada è quella. Ma è percorribile solo se si sgombra il terreno da ogni ipotetico progetto di riduzione dei diritti dei padri a favore dei figli»
Lei accenna alla riforma del mercato del lavoro. Progetto del senatore Ichino firmato da 54 senatori del Pd al quale Monti ha fatto riferimento nel suo discorso di insediamento.
«Ichino è un coraggioso innovatore e non un nemico del popolo. Tuttavia sulla sua idea di separare gli attuali lavoratori che possono contare sull'articolo 18 dai nuovi assunti che avrebbero altre regole va approfondita. E' una logica rigida che può trovare margini di una diversa composizione»
E sulle pensioni?
«Giusto estendere il metodo di calcolo contributivo. Purché valga per tutti compresi deputati e iscritti alle casse private. Va lasciato flessibile, però, l'anno di uscita e andrebbero esclusi dalle nuove regole gli addetti alle catene di montaggio. Ma al di là degli aspetti tecnici mi interessa sottolineare il metodo».
Ovvero?
«I ministri aprano un confronto con tutti e ascoltino quanto ha da dire, da offrire e da chiedere, la Cgil».
Però in questo modo la Camusso si vedrà riconosciuto un potere di veto. Se aggiungiamo la presenza di un governo di tecnici, è logico farsi domande sul grado di democraticità dei nostri meccanismi decisionali, non trova?
«Ma il patto sociale serve proprio a sciogliere i nodi sul tappeto. In quanto alla qualità della nostra democrazia la domanda va rivolta al centro destra. Con la loro irresponsabilità e con la loro inettitudine ci hanno portato sull'orlo del baratro. Per questo, per evitare il rischio del crollo, non siamo andati ad elezioni anticipate».