Ma il Cavaliere è già in campagna elettorale: vinceremo ancora
ROMA - Silvio Berlusconi non è in aula alla Camera quando Mario Monti pronuncia la sua replica al dibattito sulla fiducia, ma arriva in tempo per le dichiarazioni di voto di Bersani e Alfano e per dire di aver ascoltato da fuori il discorso del premier compiacendosi per come si sia «partiti bene. I tempi di questo governo - aggiunge il Cavaliere - fanno vedere che c'è la capacità operativa in cui confidiamo». D'altra parte, l'ex premier fin dal mattino - intervistato da Ballarò - aveva inteso mitigare alcune dichiarazioni fatte il giorno prima alle riunioni dei gruppi del Pdl: «Non ho mai detto che staccherò la spina a questo governo. E' un'invenzione giornalistica. L'esecutivo Monti opererà in maniera tale da essere utile al Paese per tutto il tempo che rimane».
Berlusconi solo ieri mattina ha deciso di lasciare - probabilmente per un calcolo diplomatico - ad Angelino Alfano la dichiarazione di voto del Pdl sulla fiducia, ma non manca, in altra sede, di indicare la linea del partito sul programma del governo: «Sulla patrimoniale - dice ai microfoni di Radio Popolare - il discorso è chiuso», mentre per l'Ici si rimette a «quello che era previsto nella legge sul federalismo». In sostanza un'apertura, che viene confermata da Alfano nel suo discorso alla Camera: «Non ci sarà nessuna opposizione a rivedere l'imposta dell'Ici, ma - precisa il segretario del Pdl - resta la contrarietà ad una patrimoniale, misura centralista e depressiva».
La decisione di far parlare il segretario è anche una conferma della divisione dei compiti a cui il Cavaliere pensa per lo scorcio restante della legislatura. Mentre ad Alfano sono affidate «le scelte politiche», Berlusconi si sente già immerso nella campagna elettorale: «La prepareremo - preannuncia - utilizzando tutti i mezzi di comunicazione. Personalmente preparerò una campagna che porterà il Pdl ad essere vincente anche nella prossima tornata elettorale». Per contro, non è che l'ex premier non avverta del tutto un po' di stanchezza: «Non nascondo - confessa - una certa voglia di rilassarmi, ma sento ancora la responsabilità conferitaci dal voto del 2008 per essere protagonisti in questa legislatura per un altro anno e qualche mese».
Ma le elezioni si preparano anche con le alleanze, e il Cavaliere torna ad insistere sul tasto dell'allargamento al centro, dove l'Udc fa da ago della bilancia: «Se Casini andasse a sinistra, gli elettori dell'Udc, anche secondo nostri studi, per due terzi non lo seguirebbero». Quanto poi alla responsabilità della rottura con i centristi, il Cavaliere la scarica su Fini: «Udc e Casini - afferma - non sono stati esclusi da noi dalla coalizione di centrodestra, ma è stato il presidente di An al momento della formazione del Pdl». Pronta la replica del leader dell'Udc: «Dove dobbiamo andare lo decidiamo noi». E sulle ragioni della rottura con l'Udc Casini osserva: «Per il passato quello che è successo è successo. Guai ai politici che guardano sempre al passato».
Lo stato d'animo del Cavaliere ieri era comunque sul conciliante, anche verso il Quirinale a cui, il giorno prima, l'ex premier attribuiva la responsabilità della «sospensione della democrazia». «Il presidente della Repubblica - sono le ultime parole di Berlusconi - ha dato un importante contributo alla nascita di questo governo, alla quale anche noi abbiamo dato un fattivo contributo nell'interesse del Paese». Resta tuttavia confermata - secondo il Cavaliere - la condizione di eccezionalità «dell'euro e del mercato per cui siamo consapevolmente arrivati a questa situazione che non rientra nei canoni della democrazia che prevedono i governi eletti dalla gente. Si è trattato di un'invenzione italiana per dare una risposta a una situazione difficile che - sottolinea l'ex premier - non riguarda né la sola Italia né l'operato del governo precedente. E' una malattia del sistema europeo e della moneta comune che non ha alle sue spalle una banca garante di ultima istanza».