Il segretario sollevato dopo la fiducia: è finita. La Russa: no, il bello comincia ora
ROMA - «Non possiamo regalare questo governo alla sinistra». Quando Silvio Berlusconi arriva in aula, lo scontro tra il segretario Alfano e gli ex An, Rampelli, Meloni e Landolfi, si è già consumato. I tre contestano la linea soft nei confronti del governo Monti del segretario del Pdl. «Abbiamo discusso e deciso. Che cosa vogliamo fare un nuovo ufficio di presidenza qui!», è la replica di Alfano. In soccorso del segretario arriva anche il sardo Cicu che si è appena scontrato con il conterraneo Nizzi per un dossier sulla Sardegna, consegnato brevi manu dall'ex sindaco di Olbia ad un esterrefatto presidente del Consiglio.
Berlusconi prova a placare l'irritazione degli An e di un nutrito manipolo di ex forzisti che non hanno nessuna voglia di dare carta bianca al governo Monti. Alla fine tutti si turano più o meno il naso. «E' finita», sostiene Alfano uscendo dall'aula visibilmente stanco per la settimana trascorsa. «No, no. Il bello comincia adesso», lo incalza La Russa con il suo solito sorriso a ghigno. Nel partito l'atmosfera è elettrica e l'annuncio fatto da Berlusconi di una sorta di avvio di campagna elettorale, non basta a tener buoni coloro che «la spina» vorrebbero staccarla «entro Natale».
«Berlusconi è considerato come un abusivo del potere dal '94 - incalza La Russa parlando in Transatlantico - ed è per questo che continuano a disseminare trappole». L'esecutivo di tregua piace poco all'ex ministro della Difesa che secondo qualcuno aspirerebbe a prendere il posto di capogruppo, ora di Cicchitto, nel tentativo di tenere alta la contrapposizione del Pdl all'attuale governo. La decisione presa da Berlusconi di non parlare ieri in aula, viene considerata dai pasdaran come un «giochetto fatto per tagliarci fuori completamente dalla fattura del discorso fatto dal segretario». «Non abbiamo mai detto che avrebbe parlato Berlusconi», sostiene Cicchitto quasi a confermare una decisione presa da tempo.
Quando un gruppo di scajoliani si alza applaudendo uno dei più duri passaggi del discorso di Monti, il gruppone dei falchi rumoreggia mentre Berlusconi chiude gli occhi.
La posta in palio nel sottile gioco di nervi in atto nel Pdl, c'è il destino del partito nel nuovo quadro politico che l'attuale e larghissima maggioranza è destinata a disegnare. Lo scontro è durissimo e trasversale. Con gli ex di An alcuni forzisti della prima ora, come l'ex ministro Martino, e parte dei ministri dell'ultimo governo, come Sacconi e la Brambilla. Questi ultimi hanno dalla loro il furente Giuliano Ferrara e, per ora, alcuni dei quotidiani vicini al centrodestra. Dall'altra parte gli scajoliani dell'ex ministro dell'Interno che considerano il governo Monti come una vera e propria salvezza in grado di dare tempo al Pdl di «scomporsi e ricomporsi» con il Terzo Polo e quella parte del Pd che non reggerà le imposizioni della Cgil. Con Scajola, anche se distinti e distanti, l'ex ministro Pisanu che al Senato è pronto a raccogliere in un gruppo coloro che difendono a spada tratta l'esecutivo del professore della Bocconi.
La battaglia nel Pdl è però anche uno scontro generazionale con i quaranta-cinquatenni alla Maurizio Lupi e Gianni Alemanno, pronti a rottamare, quando Angelino Alfano darà il via, coloro che si oppongono ad un'alleanza con il Terzo Polo. Ora lo scontro nel Pdl è destinato a spostarsi nei congressi locali dove proprio gli ex di via della Scrofa puntano a fare il pieno di eletti e a tenere alto il tono del dibattito sull'appoggio o meno al governo Monti.
Il Berlusconi di «lotta e di governo», che prima parla di «governo abusivo» e poi si corregge sulla «spina che non ho mai detto di voler staccare», sembra aver già scelto la strada che porta alla partecipazione del Pdl ad un nuovo soggetto politico. «Si però senza gli ex di An - chiosa un ex ministro - altrimenti si prendono i nostri voti e lasciano noi».
Ora che la gestione dell'economia è affidata ad altri, Berlusconi sembra volersi dedicare al traghettamento del Pdl «restando uniti. Se ci dividiamo è la fine», continua a ripetere senza però crederci troppo.