ROMA. «Una fiducia ampia era attesa, inattesa era l'intensità del dibattito e la ricchezza di contenuti». Mario Monti è soddisfatto e il primo elogio lo fa al Parlamento che gli ha votato una fiducia record: dalla Camera ieri il definitivo via libera con 556 sì e 61 no, ovvero tutti, meno i deputati leghisti, Scilipoti e Alessandra Mussolini. «È l'inizio di un clima nuovo» ha voluto sottolineare subito dopo alla conferenza stampa, perché questo governo «ha una missione, speriamo efficace, di affrontare l'emergenza e di avviare la crescita ma anche la funzione di aiutare le forze politiche a trovare una forma di disarmo». Meno conflitti aiuteranno anche a portare a termine quei provvedimenti «non gradevoli» come li definisce il nuovo presidente del Consiglio.
«Mi sembra che il governo sia partito bene - dice Berlusconi (assente dall'aula mentre Monti illustra il programma) - e opererà per l'interesse del Paese». Un modo per provare a chiudere la polemica e le frasi minacciose di ieri, smentendo così di aver detto di «poter staccare la spina».
Il governo Monti prende il largo con le migliori premesse, almeno dato il clima che si era creato e il Professore prende atto che la missione è difficile ma non impossibile. Nel suo intervento più di una volta fa riferimento alla vita dell'esecutivo: «Dureremo quanto vorrà il Parlamento ma non si parli di "staccare la spina", non siamo un apparecchio elettrico, e saremmo incerti se essere un rasoio o un polmone artificiale» si sfoga con la fredda ironia in stile anglosassone alla quale ha già abituato tutti.
Da qui alle elezioni del 2013 è l'orizzonte, e si comincia lunedì con il primo Consiglio dei Ministri che esaminerà il decreto per «Roma Capitale» mentre per completare la squadra di viceministri e sottosegretari «ci prenderemo ancora qualche giorno» annuncia il Professore.
L'intervento nell'aula di Montecitorio non si è discostato molto da quello del Senato e sulle misure più dure già annunciate il neo Premier resta sulle generali, ma si conferma la direzione dell'equità. «Faremo in modo che gli sforzi da fare, si tratti di fiscalità, misure di ammodernamento o rinuncia ai privilegi, vengano richiesti a partire da quelle categorie che finora meno hanno dato» è il segnale che Monti ci tiene a lanciare ai cittadini, ancor prima che alla coalizione di centrosinistra.
«Nulla faremo però senza la fiducia del Parlamento» ha aggiunto e «sia con le forze politiche sia quelle sociali punto ad avere il massimo del consenso possibile». Monti chiede all'emiciclo una fiducia che non sia «cieca ma vigilante» perché i sacrifici annunciati richiedono la partecipazione di tutti. Musica per le orecchie dei sindacati, in allerta sul fronte pensioni ma che apprezzano le prime indicazioni del nuovo governo su fisco e lotta all'evasione.
Il «metodo Monti» per ora convince e anche davanti alle accuse più dure è riuscito a smorzare i toni. «Offensivo dire che questo governo rappresenti i poteri forti e quanto a me, ero chiamato il Saddam Hussein del business», dice ricordando la lotta contro i monopoli e l'azione per lo sviluppo della concorrenza quando era Commissario europeo. Alla Lega che conferma la sua opposizione e ha accolto malissimo l'esordio di Monti dice che «non c'è nessuna contraddizione tra federalismo e il ministero della Coesione territoriale, perché il Governo intende seguire da vicino il processo di attuazione di quanto è stato già deciso». Bossi diserta l'aula e dichiara di non aver sentito l'intervento del presidente del Consiglio, poi si lascia andare al consueto commento pesante: «Monti è una copertura, e lì per fare il cattivo ma lo cacceranno quando la gente s'incazzerà».
Ad apprezzare la ricerca del dialogo e la chiamata alla responsabilità, è il segretario del Pd Bersani per il quale è arrivato il momento di parlare «non alle tasche ma al cuore degli italiani», con un invito al Premier a non avere timidezze: «Come non ne ha avute sulle pensioni siamo sicuri che non ne avrà neppure per nominare i grandi patrimoni immobiliari». Un governo «per pacificare l'Italia» dice Casini che invita alla coesione. Fiducia «ma non in bianco» per Di Pietro. «Ci impegniamo lealmente a far nascere questo governo», promette il segretario del Pdl Alfano, che interviene al posto di Berlusconi contrariamente a quanto annunciato. «Ma non sarà un nuovo compromesso storico», assicura, rivolgendosi forse a quella ventina di deputati ex An che fino all'ultimo non volevano votare la fiducia.