ROMA - La procura di Roma sale ai piani alti. Dell'Enav, ma anche di Selex e di Finmeccanica. E scoperchia il pentolone nel quale, almeno secondo gli investigatori, si facevano lievitare fatture, appalti e incarichi pubblici. Sempre con lo stesso scopo: costituire fondi neri e finanziare la politica.
I provvedimenti. Da ieri mattina l'Ad di Enav, Guido Pugliesi è ai domiciliari. E altri due manager sono in carcere a Regina Coeli: Manlio Fiore, direttore commerciale di Selex, e Marco Iannilli, commercialista e dominus di Arc trade, una delle società che triangolava appalti (spesso per lavori che non venivano eseguiti) e faceva lievitare costi e fatture. Ha sfiorato le manette anche Lorenzo Borgogni, capo delle Relazioni Esterne di Finmeccanica: il pm Paolo Ielo ne aveva chiesto l'arresto, ma il gip Anna Maria Fattori ha ritenuto che fosse sufficiente la sua iscrizione nel registro indagati. Come anche risulta indagato il parlamentare Giuseppe Naro, segretario amministrativo Udc, per un presunto episodio di finanziamento illecito che lui stesso ha già avuto modo di contestare nel corso di un interrogatorio dello scorso ottobre. E ancora, sempre ieri, i carabinieri del Ros e i finanzieri del nucleo Tributario hanno perquisito le abitazioni di quattro dirigenti di Enav (che tuttavia non risultano indagati).
Le fatture gonfiate. Le accuse più consistenti riguardano le operazioni di sovrafatturazione che Marco Iannilli, «nella sua qualità di dominus di Arc Trade, al fine di consentire l'evasione delle imposte dirette e indirette ad Arc Trade, concorreva con Giallongo Sebastiano, legale rappresentante di Suiconsulting nell'emissione delle fatture relative a operazioni inesistenti» per un totale di quasi 900mila euro solo nel 2010. Identica accusa per Manlio Fiore, che nella «sua qualità di organo apicale di Selex Sistemi Integrati, con una pluralità di azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche al fine di consentire l'evasione delle imposte dirette e indirette a Selex, concorreva con Tommaso Di Lernia, legale rappresentante di Print Sistem, nell'emissione delle fatture relative a operazioni inesistenti» per un totale di circa un milione e centomila euro nel 2009. Proprio Di Lernia, dopo essere stato arrestato ad aprile scorso, ha sostenuto di aver consegnato 200 mila euro a Giuseppe Naro, alla presenza di Guido Pugliesi. La circostanza è stata negata sia dall'uno che dall'altro: in un interrogatorio dello scorso 31 ottobre, Naro ha spiegato di aver effettivamente incontrato Di Lernia e di aver ricevuto persino la promessa di un finanziamento regolare in vista di una competizione elettorale. Che però non venne mai erogato. «Si tratta di un atto dovuto da parte dei magistrati, nella cui serietà confido totalmente», ha commentato ieri Naro. E l'Udc, in un comunicato, ha ribadito «piena fiducia nei magistrati e anche in Naro». Sulla vicenda è intervenuto l'avvocato Francesco Scacchi, difensore di Pugliesi: «Fermo restando il rispetto per l'operato della Magistratura si deve rilevare che il provvedimento si basa principalmente sulla dichiarazioni del signor Di Lernia che già in passato, rispetto a fatti connessi, si è rivelato inattendibile».
Il ruolo di Milanese. È in questo filone di indagine che si inserisce il presunto ruolo di Lorenzo Borgogni. Il quale è accusato di finanziamento illecito ai politici in concorso con altri (già citati in giudizio) perché avrebbe consentito l'erogazione al parlamentare Marco Milanese di una «utilità» di circa 225mila euro come sovrapprezzo per la vendita di un yacht che l'ormai ex consigliere politico di Tremonti voleva ad ogni costo vendere».
La difesa di Guarguaglini. Tirato in ballo anche lui in una indagine parallela sulle false fatturazioni, il presidente di Finmeccanica si è detto «completamente estraneo ai fatti riportati oggi da fonti d'informazione e fiducioso nell'operato della magistratura».