ROMA. Domani affronterà il primo Consiglio dei ministri, e da martedì la missione in Europa. Dopo aver incassato la fiducia il presidente del consiglio Mario Monti comincia a fare sul serio, in un clima politico surriscaldato che non faciliterà il suo compito. Tocca al Professore far digerire ai partiti che lo sostengono i provvedimenti «equi e rigorosi» già in parte indicati durante il voto di fiducia.
Ici sulla prima casa, patrimoniale, pensioni, privilegi da cancellare: la lista è lunga e spinosa, forti le resistenze del Pdl, di Berlusconi e degli ex ministri, che di toccare i «santuari» della ricchezza non vogliono sentir parlare.
E in fatto di privilegi un importante annuncio è arrivato ieri dal presidente della Camera e leader di Fli, Gianfranco Fini, a Verona per il convegno del Terzo Polo: «Tra qualche settimana la Camera abolirà il vitalizio degli ex parlamentari». Per poi avvertire: «Questo è l'ultimo governo in grado di far uscire l'Italia dalla crisi. Se dovesse fallire rischia di fallire l'Italia intera». Taglio dei vitalizi che avverrà anche al Senato, secondo l'intenzione manifestata dall'ufficio di presidenza del Senato, tramite il pidiellino Malan.
Monti intanto mantiene il profilo basso e lavora sodo. Il sabato l'ha dedicato interamente alla preparazione del consiglio dei ministri lasciando di buon ora l'hotel dove alloggia: «Sarà un'altra giornata intensa e impegnativa» ha detto ai giornalisti, scomparendo subito in direzione Palazzo Chigi. Una breve sosta per poi dirigersi in via XX Settembre, ministero dell'Economia, cuore del problema italiano. Ha trascorso la maggior parte del pomeriggio con i tecnici del Tesoro, dove ha visionato le carte che da domani saranno sul tavolo del governo. Probabile che abbia avuto contatti telefonici con Corrado Passera, l'altro ministro economico di peso del nuovo esecutivo, ma anche con Elsa Fornero, ministro del Welfare ieri a Torino, la sua città. Sono i primi passi, alla vigilia di una settimana intensa: martedì infatti Monti sarà a Bruxelles per un pranzo con il presidente della Commissione Ue Barroso, e vedrà poi il presidente del Consiglio Ue Van Rompuy. Giovedì a Strasburgo sarà invece il giorno del summit con Angela Merkel e Nicolas Sarkozy.
In agenda nel primo consiglio dei ministri di lunedì, intanto, ufficialmente c'è soltanto l'approvazione in prima lettura del nono e ultimo decreto del federalismo fiscale, quello sul trasferimento di funzioni a Roma Capitale. Del resto Monti lo aveva ribadito anche alla Camera che il nuovo governo avrebbe seguito il processo di attuazione portato avanti dal governo Berlusconi. Ed è paradossale che un ex ministro leghista, ora governatore del Veneto, Luca Zaia, si sia detto «inquieto» per il fatto che il provvedimento che sarà varato dal governo Monti sia quello per Roma Capitale. Ma del resto non importa se si parla di federalismo, cavallo di battaglia proprio della Lega, se poi in questo rientra «Roma ladrona». I commenti di esponenti del Pdl e della Lega per l'intera giornata di ieri hanno suonato come avvertimenti e minacce verso Monti e il suo governo. Come l'ex ministro Sacconi che ha invitato i nuovi ministri «a non pensare al dopo, a candidarsi alle elezioni».
Ma Monti sembra proprio pensare ad altro, e soprattutto dovrà fare in modo di incassare il sì del Parlamento quando saranno varati i principali provvedimenti. Se ne comincerà a discutere da domani, ma va da sé che dopo il «niet» di Berlusconi sulla patrimoniale, lo scontro più duro potrebbe essere proprio sulla tassa per i ricchi. Sarà battaglia anche sull'Ici, che Pd e Fli vogliono. Berlusconi è contrario,ma non tutti nel partito di via dell'Umiltà la pensano allo stesso modo. Un Pdl lacerato, ogni giorno di più, con duri scontri interni e un fuoco di accuse contro Tremonti che ieri si è intensificato.